Ogni tanto compaiono come immagini, magari suscitate da un profumo. Altre volte sono pensieri che sembrano arrivare dal nulla, senza causa apparente. In alcuni casi invece sono ben presenti anche se vorremmo mandarli via.

Come mai tornano i nostri ricordi? Ricordi che a volte sono di un passato remoto e altre volte di un passato molto prossimo?

Tornano perché dobbiamo capire qualcosa? Tornano perché vogliamo cambiare qualcosa? Forse la risposta certa non c’è. Per me tornano perché qualcosa di me è rimasto laggiù. Una parte che è prigioniera di quel passato, di quella situazione e che mi chiede di tornare nel presente, con me. In passato avevo molti ricordi. Adesso sono rarefatti perché, con il tempo, ho liberato queste parti catturate dal passato. Per farlo sono dovuta tornare lì e guardare. Accettare di vedere ancora le cose come se le guardassi per la prima volta. Succede spesso che non riusciamo a lasciar andare perché non accettiamo di guardare. E così il nostro passato ci rimane addosso, come un bambino piagnucoloso che vorrebbe ricevere attenzione e che ci trova, invece, scorbutici e distratti.

Lasciar andare non è far finta di non vedere: è accettare di vedere le cose come sono e riportare a casa le parti di noi rimaste prigioniere. A volte nel farlo avevo paura e mi immaginavo di trovare il coraggio di indiana Jones per convincermi ad andare avanti. Non ho il coraggio degli eroi, di quelli che combattono con le armi. A dire il vero non ne ho nemmeno il fisico: una ventata più forte mi sposta e con gli anni divento sempre più leggera. Ho il coraggio degli esploratori, che sono curiosi e un po’ maldestri e, per caso, trovano piccoli grandi tesori. È così che ho riportato a casa la mia bambina spaventata, la mia adolescente ribelle, la giovane donna spavalda. E se dimentico qualche pezzo posso stare tranquilla: prima o poi torna a bussare alla mia porta. Sono un po’ come gli anelli di crescita degli alberi che tengono insieme tutte le età della vita.

A volte in casa c’è una gran confusione: parlano tutte insieme e tutte vogliono ascolto: la bambina, l’adolescente, la giovane donna e la donna che sono ora. Allora gli racconto la storia dell’albero di tasso che, con gli anni, rende più vuoti i suoi rami in modo che siano più leggeri e che il vento, anche se tempestoso, non li spezzi. Gli racconto che dobbiamo lasciare sempre un po’ di vuoto, un po’ d’incompiuto per avere la leggerezza degli uccelli. Per avere lo spazio per crescere ancora. E loro, quando racconto favole, si mettono tranquille, perché niente è meglio di una bella storia per lasciar andare e non rimuginare. Perché le storie tessono i fili del nostro passato e li trasformano in una tela.

Il silenzio è tutto ciò che temiamo, perché aspettiamo il riscatto della parola. Emily Dickinson citata da Pat Schneider

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2019 Lasciar andare e non rimuginare

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