C’è stata tantissima neve in questi giorni in paese. Ero così felice che sgattaiolavo fuori presto per farmi delle lunghe camminate solitarie. Ho incontrato solo uomini che spalavano e guardavano con curiosità quella sconosciuta. In paese ci si conosce tutti ma nessuno mi riconosce perchè per tanti anni sono stata lontana. Lontana in tutti i sensi. C’era qualcosa che evitavo in quella neve, in quel freddo, in quei luoghi. Preferivo altra neve, altro freddo, altri luoghi.

Poi ho capito perché. Quando cammini nella neve il freddo ti rende onesta e capisci cose che in spiaggia non capisci. Si capiscono cose diverse sotto il sole o sotto la neve. Ho capito perché avevo reso il mio cuore freddo. Perché diventare autonomi è un processo difficile quando ami. Staccarsi è difficile quando ami. Quando ami vorresti sempre stare vicino ma, nello stesso tempo sai, senti nelle ossa, che quello stare sempre vicino sarebbe un perdersi. Ho visto tante donne perdersi per essere state sempre vicine a chi amavano. Come se questa vicinanza le avesse fatte diventare ombra. Io l’ho sempre detto ad Anna (Karenina) di stare attenta, di non farlo. Di mantenere un senso della prospettiva, di mettere in una cornice quell’amore e guardarlo anche da distante. Proprio ieri in una mail una signora sconosciuta mi diceva che dopo 40 anni non aveva ancora risolto il dolore della separazione. Son cose che succedono queste, soprattutto a chi si è spinto molto vicino. Quasi attaccato.

Ma il vero rischio per me non era quello. Era più ancestrale. Era la fatica di andare lontana da mia madre. Di diventare donna e non più bambina ai suoi comandi. Lei ancora mi tratta come fossi una bambina. Ora che lei è così vulnerabile e bambina. Allora, per diventare autonoma e indipendente ho reso il cuore freddo. Ho navigato tutte le latitudini della distanza. Intellettuale, geografica, fisica. Ho esplorato anche quella aerea, malgrado soffra di vertigini. Mi ha fatto diventare donna, tutta quella distanza. Una donna – uomo, come dico a volte io, e come mi sussurra mio marito che, talora, usa il mio cognome come se fosse il suo e mi sobbalzare di affetto. “Sono Cinotti” dice disinvolto. Lui non ha paura ad andare molto vicino. Io sì, ancora un po’.

Così se anche tu hai scelto la strada del cuore freddo, non temere. Hai tanti compagni di viaggio e prima o poi la vita, che è generosa, trova il modo di scaldare il cuore. Non confondere quel momento come un momento di dolore: è l’arrivo della primavera. Il disgelo.

Così si vive quando si ha un cuore freddo.
come me fra ombre, serpeggiando sulla roccia fresca,
sotto i grandi aceri
(…)
Ma questo lo sai già.
Tu e gli altri che pensate
di vivere per la verità e, di conseguenza, amate
tutto ciò che è freddo. Louise Glück

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo di mindfulness interpersonale

Photo by Fabian Mardi on Unsplash

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