Una delle prime domande che due psicologi fanno incontrandosi è:”Tu di che scuola sei?”. Una domanda che spesso è un modo per rompere il ghiaccio e  assomiglia alla fatidica domanda…”E tu di che segno sei?” che permette una serie di commenti positivi, negativi o neutri che rendono l’approccio un pò meno imbarazzante.

Una delle prime domande che due psicologi fanno incontrandosi è:”Tu di che scuola sei?”. Una domanda che spesso è un modo per rompere il ghiaccio e  assomiglia alla fatidica domanda…”E tu di che segno sei?” che permette una serie di commenti positivi, negativi o neutri che rendono l’approccio un pò meno imbarazzante.

In realtà questa domanda è meno innocua di quello che sembra perché presuppone che appartenere ad un indirizzo clinico significhi necessariamente escluderne altri e, soprattutto, che la tua scelta, implichi un senso di appartenenza ad una categoria di bene esclusivo. Tradotto significa che ho scelto un indirizzo perché è quello “giusto” che cura di più e meglio, mentre gli altri funzionano meno e peggio.

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