Durante l’università vivevo con altre due ragazze: un appartamento sufficientemente grande da diventare un bazar nel giro di poco. Alla decisione iniziale di pulire a turno, una volta alla settimana, eravamo passate alla pratica di mettere in disordine, senza turni. Così i piatti da lavare arrivavano a passare dall’armadietto al lavello e a rimanerci, visto che avevano inventato i piatti di plastica. Poi qualcuno di noi si arrabbiava e chiamava le altre a raccolta per rimettere ordine. Quell’irascibilità del momento diceva che stavamo passando il limite. E forse nessuno immagina con esattezza che caos possono fare 3 donne in una casa.

Quell’evento, quella situazione ci suscitava un repentino nervosismo dopo giorni e giorni di passività. Per me quello che accendeva l’interruttore era vedere l’abbandono: reggevo il disordine, tolleravo lo sporco ma poi arrivavamo alla soglia dell’abbandono e lì partiva il grilletto della mia irascibilità. Può succedere che semplicemente ci innervosiamo e diamo la colpa a qualcosa di esterno. Io facevo così, mi sembrava che le condizioni della casa fossero una prova inequivocabile che avevamo passato il segno. Il grilletto dell’irascibilità però era interno ed era qualcosa che si attivava rispetto all’abbandono Ci ho messo tanto tempo ad accorgermi che il punto era quello. Invece mi comportavo come se fosse inevitabile, vista la situazione complessiva, reagire. Come se non avessi nessuna padronanza sulle mie reazioni ma fossero giustificate da qualche programma genetico.

Se guardiamo appena sotto la nostra irascibilità possiamo vedere che declina sempre una non – accettazione verso quello che il presente ci offre. Non è, come potrebbe sembrare, un rifiuto dell’evento esterno, di quello che attiva il nostro grilletto. È un rifiuto del mondo interno. Non abbiamo voglia di vedere qualcosa di noi e irritandoci ed entrando in una spirale reattiva confondiamo le acque. In quel momento, con la nostra reattività, ci rassegniamo a non essere padroni delle nostre risposte. Ci rassegniamo a ripetete un ciclo che sappiamo già dove ci porterà: ci porterà a chiudere la porta. A mettere la parola fine dove dovremmo mettere la parola inizio. Inizio a capire cosa succede, inizio ad esplorare anziché agire. Inizio a sentire emergere qualcosa che racconta di me anziché dell’altro. Inizio a mettere ordine. Dentro e fuori di me. Quell’ordine che viene naturale quando le cose sono guardate con attenzione e cura. Perché invece, reagendo, lascio che il disordine si allarghi e propaghi verso l’esterno.

Oggi quando divento reattiva all’abbandono domestico non posso più dare la colpa alle mie coinquiline. Oggi so che una parte di me è un po’ abbandonica. Quando divento reattiva al disordine che si crea con la disattenzione so che non c’è nessuna coinquilina da criticare. O meglio so che quella coinquilina sono io.

Non pulisci per pulire. Pulisci anche se non c’è disordine. Pulisci per mettere le cose nel modo che hanno se qualcuno ci presta attenzione. Gail Sher

Pratica informale di mindfulness: Oggi prova a portare l’attenzione a quello che succede nel corpo quando lasci che le cose siano come sono, senza reagire, senza innescare il grilletto dell’irascibilità. Prova a coltivare la consapevolezza della tua irascibilità anziché l’azione dell’irascibilità. Non fare graduatorie sull’importanza dell’evento che stai accettando. Accettare è una pratica: significa fare spazio al mondo così com’è e fare spazio a te stesso così come sei. Non neghi la tua irascibilità, non la trattieni: la esplori.

Pratica formale di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire oppure la meditazione live su FB alle 8

© Nicoletta Cinotti 2018 Il protocollo MBSR

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