Mi sono chiesta cos’è che mi ha aiutato ad imparare. Mi sono ricordata dei primi giorni di scuola, iniziati nell’estate perchè sarei entrata direttamente in seconda elementare. In quell’estate, per mano a mia sorella più grande, andavo due/tre volte a settimana a casa di quella che sarebbe diventata la mia maestra. Arrivavamo lì mano nella mano; poi le mi lasciava e andava a giocare nei giardini vicino.

Ecco non so descrivere la gioia che provavo. La gioia che provavo in quel percorso per mano a mia sorella che aveva sei anni più di me e quindi sapeva già un sacco di cose in più. Mi consegnava alla maestra e quel passaggio – da una mano all’altra – è per me quello più vicino all’esperienza simbolica del matrimonio, quando il padre accompagna la figlia fino all’altare.

Quindi dovrei dire che è la gioia quello che mi consentito di imparare e che mi consente tuttora di imparare. C’è una gioia nella novità, nella sorpresa, nell’inizio. Una gioia che dirige la nostra attenzione verso un unico oggetto. La gioia è anche considerata, nella tradizione buddista, uno dei più importanti stabilizzatori dell’attenzione e, in effetti, quando sono in un processo di apprendimento quello che sento sgorgare – in senso letterale – dentro di me è una qualità di brillantezza, lucidità e presenza colorate tutte di gioia. L’ho sentita dentro di me e l’ho vista negli occhi di chi praticava con me. Non importa affatto quale oscurità abbiamo attraversato. Se abbiamo imparato portiamo con noi un frammento di quella gioia, non mondana eppure attiva, aperta vitale.

Saper riconoscere quel sentimento che sorge nella pratica, che sorge nell’apprendimento è importante: dà alla nostra urgenza di felicità un ancoraggio e una fedeltà non paragonabile ad alcuno sforzo.

Anche se ancora non conosciamo la felicità dell’illuminazione l’intero cammino è illuminato da occasioni di pura gioia non sensuale. Le proviamo quando siamo generosi, quando rinunciamo all’avidità e all’avarizia (…). Proviamo gioia non sensuale quando esprimiamo amore e compassione (…) quando rinunciamo ad azioni nocive e questa rinuncia crea la sensazione piacevole di assenza di rimorso. E anche se, come tutti, abbiamo compiuto azioni non costruttive in passato, c’è una certa misura di forza, fiducia, felicità nell’assumere l’impegno di non nuocere. Joseph Goldstein

Pratica del giorno: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2020 Una gioia attiva

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