Per alcune persone trattenere le proprie emozioni è una regola, come se avere emozioni e mostrarle fosse esporsi ad una eccessiva intimità. Così le trattengono fino a che non sanno più bene che cosa provano, le trattengono per paura che mostrarle porti una reazione esterna di disapprovazione. Le trattengono fino a che o implodono o esplodono. Altri invece sono convinti che scaricare all’esterno quello che provano sia un loro diritto di nascita e quindi investono sempre qualcuno d’esterno di ciò che provano come se gli altri avessero il compito di fare da bidoni della spazzatura emotiva. Bidoni con riciclo.

Le emozioni che proviamo – anche le più intime e delicate – portano un movimento verso l’esterno, verso la condivisione con gli altri. La parola stessa “emozione” significa muovere verso l’esterno. Questo non significa che esprimere le proprie emozioni sia facile né che riceva un’attenzione specifica durante la nostra crescita. Sembra che l’educazione più diffusa sia “non mostrare fuori quello che sta dentro”. Come se l’incapacità di nascondere fosse un tratto infantile. Come se le emozioni fossero sempre imbarazzanti.

Contenere è diverso da trattenere: contenere un’emozione ed esprimerla nel momento opportuno e in modo sensibile significa che abbiamo permesso, a quell’emozione, di trasformarci. Che abbiamo imparato dall’esperienza che l’emozione porta con sé.Significa che abbiamo permesso al nostro cuore di diventare coraggioso, perché delle tre azioni contenere è quella più coraggiosa, quella che ci permette di guardare in faccia la verità su di noi. Alcuni pensano che scaricare sia l’atto più coraggioso perché grida in faccia all’altro la verità. Quello non è un atto di coraggio: è un abuso emotivo di vario grado e di diversa intensità. Non siamo coraggiosi se abusiamo emotivamente degli altri: siamo insensibili e non abbiamo il coraggio di stare in compagni di quello che proviamo, tanto che lo sputiamo letteralmente fuori. Avere coraggio significa stare con la frizione suscitata da quello che proviamo e andare oltre a quella frizione. È un po’ come quando un diamante grezzo viene tagliato e questo taglio consente alla sua luce di brillare. Quella luce era contenuta già prima dentro di lui, era la possibilità che dimorava al suo interno aspettando che venisse liberata. Contenere un’emozione fino a trasformarla significa aver riconosciuto la luce che brilla anche dentro le emozioni apparentemente più oscure.

In realtà sarebbe utile imparare a contenere le nostre emozioni. Contenere un’emozione ed esprimerla nel momento opportuno e in modo sensibile significa che abbiamo permesso, a quell’emozione, di trasformarci. Che abbiamo imparato dall’esperienza che l’emozione porta con se. Per imparare a farlo spesso abbiamo bisogno delle emozioni sottili, difficili. Quelle che di solito cerchiamo di evitare. Abbiamo bisogno di sentire la tristezza e non solo la rabbia. Abbiamo bisogno di sentire il dolore e non solo la reazione al dolore. Abbiamo bisogno di sentire la tenerezza e non solo la passione. La vulnerabilità e non solo la forza. Perché queste emozioni – avendo una carica energetica diversa – ci portano in profondità, ampliano i nostri confini interni, la nostra capacità di contenere e di tollerare. Mentre altre emozioni ampliano la nostra capacità espressiva e la nostra spinta all’azione. Rifiutare il basso non ci farà andare più in alto: toglierà grazia al nostro volo. Anima al nostro spirito.

Nell’assenza di sensazioni emotive i movimenti diventano meccanici e le idee diventano un’astrazione. (…) Lo spirito e la materia si incontrano nel concetto di grazia. (…) che è uno stato di unità e interezza, di connessione con la vita. Questo è lo stato di salute che dovremmo ricercare. Alexander Lowen

Pratica del giorno: Un respiro affettuoso

© Nicoletta Cinotti 2022 Un cuore coraggioso. Ritiro di bioenergetica e self-compassion

 

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