Hai presente un bambino? Se gli dai un pacchetto di caramelle intero è molto facile che non sappia fermarsi fino a che non le ha finite. (A meno che non ami le caramelle). Se gli insegni con l’esempio che le caramelle sono da usare con moderazione, che fanno male, che l’indigestione fa ancora peggio, puoi sempre sperare che, nel tempo, impari ad amministrare il suo metabolismo di zuccheri. Non è certo perchè c’è in gioco una componente che riguarda tutti – grandi e piccoli – l’avidità. È l’avidità che ci spinge a desiderare sempre di più di qualcosa che ha un effetto piacevole. È così che si strutturano i legami e che si strutturano anche le dipendenze.

Cosa c’entra con quello che ci mettiamo in testa?

Siamo mediamente consapevoli dell’importanza di selezionare il cibo che mangiamo come qualità e come quantità; siamo consapevoli che l’aria non inquinata è meglio che respirare i tubi di scarico delle macchine. Tutto funziona con un equilibrio tra dentro e fuori. Ciò che entra dentro di noi non è indifferente eppure siamo molto meno attenti e consapevoli dell’effetto della continua dieta di iper-stimolazione a cui sottoponiamo la nostra mente. Una dieta che incide sul metabolismo dell’attenzione e della memoria.

Il metabolismo dell’attenzione

Possiamo dire che l’attenzione è la base delle nostre abilità cognitive: senza attenzione non possiamo imparare e, nemmeno, ricordare. Ha un ruolo centrale e proprio per questo non abbiamo un’unica attenzione ma più tipi di attenzione. Sono essenzialmente due: il primo è l’attenzione libera che ci permette di cogliere le informazioni che provengono dall’ambiente circostante. È una attenzione fluida, veloce e anche superficiale. È quando questa attenzione si ferma su uno stimolo che inizia il vero e proprio processo attentivo ed entra in azione l’attenzione focalizzata che è, invece, una attenzione selettiva, che tende ad escludere gli stimoli non inerenti all’oggetto di attenzione. Fino a portarci ad una concentrazione tale per cui possiamo momentaneamente escludere gli altri sensi. Capita a tutti di essere così assorbiti da qualcosa che stiamo facendo da non sentire qualcuno che ci sta chiamando. Come tutte le nostre capacità anche questi due tipi di attenzione vengono coltivati con l’allenamento. Più ci alleniamo alla concentrazione, più ci sarà facile stare concentrati, anche se il tempo individuale è molto diverso da persona a persona. Quando iniziamo a praticare stare concentrati sul respiro per 10 secondi è già un ottimo risultato. A quel punto dobbiamo fare il terzo passaggio del metabolismo dell’attenzione: tornare all’oggetto di attenzione perchè comunque l’attenzione è fluida e tende a spostarsi da un oggetto all’altro. Questa tendenza si chiama attention span e tende a ridursi se ci abituiamo a coltivare soprattutto l’attenzione libera. Qual è il modo con cui coltiviamo l’attenzione focalizzata?Con la pratica di mindfulness e con tutti i comiti che richiedono uno sforzo continuativo nel tempo. Qual è il modo con cui coltiviamo l’attenzione libera? Con la tecnologia che è perfetta per darci stimoli variabili, raggiungibili in tutte le direzioni e molto instabili.

Nel 2000 il tempo medio di attenzione di una persona era di 12 secondi. Nel 2015 questo tempo è sceso a 8.25 secondi, un secondo in meno di un pesce rosso. Statistic Brain Research Institute 2015

Il metabolismo della memoria

La memoria è un mondo nel mondo.  C’è un premio Nobel che è stato vinto proprio per gli studi sulla memoria: il premio Nobel della medicina che è stato dato a Eric Kandel nel 2000. Nella memoria c’è un singolare intreccio tra azione e apprendimento, storia filogenetica ed evoluzione. Quello che sappiamo oggi è enorme rispetto a solo qualche decina di anni fa ma per riassumere possiamo dire che la memoria è sia implicita che esplicita. Quella esplicita riguarda le cose che ricordiamo sapendo che le stiamo ricordando. Quella implicita riguarda le cose che ricordiamo attraverso i gesti, le abitudini, gli schemi di comportamento. Questa seconda memoria, quella implicita, è più forte della memoria esplicita. Per fare un esempio, una volta imparato ad andare in bicicletta non lo dimentichiamo anche se stiamo vent’anni senza andare in bicicletta. È grazie alla nostra memoria implicita e procedurale che lo ricordiamo. Strano a dirsi ma questa memoria è legata a delle azioni. Ragioni per cui ci è più difficile ricordare cose che scriviamo al computer piuttosto che cose che scriviamo a mano. Studiare al computer sembra essere meno efficace dal punto di vista della memoria, anche se è più efficace dal punto di vista delle parole chiave!

Siamo ciò che ricordiamo, ma anche ciò che non sappiamo di ricordare. Eric Kandel

Come cambiano attenzione e memoria con la tecnologia

Negli ultimi vent’anni la quantità e diffusione di stimolazione tecnologica è cresciuta enormemente. Ci troviamo di fronte allo stesso problema che hanno incontrato i nostri genitori rispetto alle caramelle. Quando erano piccoli loro le caramelle erano una rarità: non c’era bisogno di nessuna particolare educazione. Nella nostra infanzia le caramelle sono diventate a portata di mano e quindi è stato necessario imparare un comportamento alimentare. Vale la stessa cosa per la tecnologia. Siamo esposti ad una vastità di stimoli – ed esponiamo i nostri figli ad una quantità enorme di stimoli digitali – e questo influenza il metabolismo della memoria e dell’attenzione. In più il nostro cervello è plastico ma non cambia così velocemente da essere pronto a questa radicale trasformazione senza un minimo di educazione. Anzi, come mi piace dire, di mindful education. Ossia una educazione che non si rivolge solo ai bambini ma che riguarda tutti perchè tutti rischiamo di essere “Digitalmente distratti”

Un bambino nato nel 2013 all’età di sette anni avrà già passato un anno della sua vita davanti ad uno schermo. Nancy Colier

Digitalmente distratti

Stiamo assistendo ad una epidemia di disturbi dell’attenzione e di disturbi dell’apprendimento. Non voglio fare la caccia alle streghe. La tecnologia è utile come gli antibiotici: ossia se usata al momento giusto e nella giusta quantità. Siamo sicuri che stiamo facendo questo uso corretto? Certamente l’intenzione di ogni genitore è di essere sufficientemente buono e in grado di occuparsi dei propri figli e della propria vita in maniera adeguata. Quello che accade però, sempre più spesso, è che la tecnologia diventa un sostituto dei giocattoli e, purtroppo, un sostituto della noia. Raccontavo qualche tempo fa di una scena al supermercato: due bambine in coda alla cassa con la mamma, che giocavano. Avevano attirato l’attenzione di tutti perchè erano divertenti e coinvolgenti. Era la gioia del loro giocare che attraeva: non facevano spettacolo di sé. Mentre tutto questo avveniva e la coda lentamente procedeva verso la cassa, la mamma era assorbita in maniera esclusiva dal suo cellulare. Si prendeva giustamente del tempo per se stessa, direte voi. Vero, nessun problema prendersi del tempo per se stessi ma i bambini vengono nutriti dall’esempio, dall’attenzione e dalla cura. Dare attenzione, per i bambini significa, posso crescere tranquillo. Se siamo più volte digitalmente distratti quando siamo con loro non è questo il messaggio che passiamo. Il messaggio è che in quello schermo c’è qualcosa di più interessante di loro. E, per strano che possa dirsi, la scena di persone in compagnia con il cellulare in mano che chattano con altre persone che non sono lì non è una scena infrequente. Riduce però il tempo dedicato alle connessioni reali e noi siamo fatti – almeno per ora – per le connessioni reali. E solo secondariamente per quelle virtuali.

Effetti desiderati e indesiderati dell’attenzione libera

Il vantaggio dell’attenzione libera è quello di volare via velocemente da ciò che è sgradevole e diventare specializzati in ciò che è gradevole. Inoltre l’attenzione libera è veloce e reattiva. Vedi cosa succede nei videogiochi? I ragazzini sono imbattibili perchè sono allenati ma anche perchè sono molto veloci nel rispondere agli stimoli. L’effetto indesiderato è che diventa difficile coltivare la perseveranza e la concentrazione e diventa difficile sviluppare un pensiero non-reattivo. Inoltre la facilità con cui è possibile allontanarsi dal disagio abbassa il livello di tolleranza alla frustrazione, che è una qualità importante per lo sviluppo di un comportamento emotivamente maturo. Diminuisce la chiarezza percettiva sia delle sensazioni fisiche che emotive e bassi livelli di attenzione focalizzata e bassi livelli di attention span correlano con alti livelli di depressione. Niente male eh come effetti indesiderati?

C’è la sensazione continua di dover fare qualcosa che produce l’azione del prendere il cellulare per trovare sollievo dalla nostra ansia. Nancy Colier

L’età digitale è un’età in cui c’è troppo e, nello stesso tempo, non abbastanza

È davvero importante non buttare via il bambino con l’acqua sporca, come dice il proverbio. È fondamentale sviluppare una consapevolezza di come funziona la nostra attenzione e la nostra memoria per farle crescere e prosperare e un passaggio fondamentale sta proprio in come gestiamo i vantaggi e gli svantaggi della tecnologia. La tecnologia ci chiede di uscire dal pilota automatico proprio nel momento in cui siamo raggiunti da tutti i vantaggi dell’automazione. La nostra primitiva tendenza all’inconsapevolezza rischia, altrimenti, di diventare una sorta di anestesia tecnologica che ci rende irraggiungibili agli altri e anche a noi stessi. Per uscire da questo rischio è importante sapere quali sono le nostre priorità e rispettarle, per non finire troppo attirati dal canto delle sirene.

La cosa più importante è sapere qual è la cosa più importante. Shunryu Suzuki Roshi

Il canto delle sirene

Ulisse voleva sentire il canto delle sirene ma sapeva che sarebbe stato così attraente da fargli dimenticare la sua natura non acquatica e morire per seguirle. Così trovò due ingegnose soluzioni: tappò gli orecchi a tutti i marinai e si fece legare all’albero maestro. Una sola delle due soluzioni non sarebbe stata sufficiente. I marinai avrebbero seguito le sirene oppure si sarebbero fatti convincere a slegarlo per permettere a lui di farlo. Quando un bambino ci chiede di stare ancora un po’ al tablet non è una situazione tanto diversa: le sue richieste sono molto seducenti e dobbiamo davvero chiudere le orecchie per resistere. Eppure ne vale la pena. È sufficiente? È sufficiente se abbiamo una reciproca mindful education all’attenzione e alla memoria. E quindi fare lo stesso con noi. In fondo quello che facciamo nella pratica, come dice Kabat Zinn, è ricordarsi di tornare presenti. Esattamente quello che mette insieme memoria e attenzione. Ricordarsi di essere qui e ora. Ricordarsi di se stessi e dare a se stessi un’attenzione focalizzata, sapendo che mille volte volerà via e mille volte la riporteremo. Perchè quello che ci mettiamo in testa è qualcosa che nutre – o ammala – la nostra mente, proprio come il cibo che mangiamo, l’aria che respiriamo.

Di tutto questo e altro ancora parleremo al Convegno che si terrà a Chiavari il 15 settembre “Tutti attenti?! Le laterne vicende dell’attenzione nell’apprendimento scolastico e nella maturazione psicologica. Non pensare che sia rivolto solo a genitori e insegnanti: l’attenzione è un patrimonio che dobbiamo preservare perchè sta diventando una specie in via d’estinzione.

Se vuoi fare qualcosa per staccare dalla tecnologia, ti ricordo che a fine settembre ci sarà “La cura del silenzio. Short edition”, un altro modo per prendere uno stacco dalla tecnologia ed entrare nel silenzio. Il silenzio è abitabile: è il suono dell’intimità.

Buon ferragosto

Nicoletta

Tutti attenti?!

La cura del silenzio. Short edition

 

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