Non abbiamo tutti lo stesso tipo di vergogna. Ognuno di noi ha la sua vergogna speciale. Magari una vergogna che, nel corso del tempo, è cambiata, passando dalla vergogna per l’aspetto fisico, tipica degli adolescenti, alla vergogna per qualcosa che non va nella propria vita.

Da adolescente mi vergognavo tantissimo dei miei denti in fuori, alla fine ho fatto la pace con questo tratto del mio viso. Oggi per me la vergogna è legata agli errori. Ma qualunque sia la nostra vergogna e la ragione per cui la proviamo c’è una radice comune che la rende innocente. La vergogna nasconde il nostro desiderio di essere amati e la paura che, invece, ci sia qualcosa in noi che non ci rende amabili e amati. È per questo che mi vergogno così tanto dei miei errori: penso che verrò rifiutata se sbaglio qualcosa. E, a volte, è proprio così perché il nostro errore può ferire, può far sentire rifiutati. E, ancora, non amati. Anche chi subisce le conseguenze dei nostri errori ha lo stesso nostro dubbio:”sarò amabile?”.

Per questo mi sembra che la vergogna sia un’emozione innocente. Cosa c’è di più innocente del desiderio di essere amati? Non è forse il desiderio con il quale veniamo al mondo? Non dice questo il primo vagito di un neonato? Non grida a tutti la sua paura di non essere amato e il suo desiderio di amore? Poi arriva tra le braccia di qualcuno, la mamma, il papà, l’ostetrica. E si placa. Perché la cura per ogni dolore è il contatto che ci rassicura che sta andando tutto bene. Tutto per il meglio. Alla fine la vergogna, e la sua sorella ansia, dicono la stessa cosa: non voglio perdere il contatto. Non voglio sentirmi escluso o esclusa da qualcosa che, per me, è desiderabile. Non dovremmo perdere mai il diritto di far parte. Dovremmo avere sempre dei fili di riparazione. La vera educazione sentimentale è quella che offre gli strumenti per la riparazione.

Marinare in una buona domanda è uno strumento potente per il nostro risveglio spirituale, poiché le domande ci aprono a qualcosa di sconosciuto. Estelle Frankel

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

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