La verità di Sé può essere una meta difficile da raggiungere, e, talvolta, la strada è ardua o illusoria. Perché è grazie alle illusioni che nell’infanzia si riescono ad affrontare e superare le difficoltà e le paure terribili che possono terrorizzarci. E’ grazie all’illusione che il proprio orsacchiotto o la propria bambola preferita saranno in grado di difenderci dai pericoli del giorno e dalle paure della notte che si riesce a diventare grandi. Grandi…ma non sempre autentici.
Il percorso terapeutico è un percorso in cui la ricerca del vero Sé spesso non è consapevole per il paziente…ma è una richiesta implicita ed imprescindibile nel percorso di cura.

E’ solo la verità infatti che può liberare l’individuo.

Il dramma del bambino dotato, di Alice Miller, psicoanalista con una posizione molto vicina  a Lowen, esprime una delle tesi di base di questo percorso verso l’autenticità. La Miller afferma che ogni bambino normalmente dotato, e quindi pronto e sensibile, ha la capacità di captare le aspettative e i bisogni inconsci dei genitori e di adattarvisi. Nella sue crescita tenderà quindi a questo adattamento, mettendo a tacere i suoi sentimenti più spontanei (la rabbia, la gelosia, l’indignazione, l’invidia, la paura) che risultano inaccettabili ai grandi. In questo consiste “il dramma”: così facendo, il bambino non riesce a integrare nella sua personalità la parte più vitale del suo Vero  Sé ed impara ad aderire ad un Sé falso…finto…costruito per “piacere” agli adulti che si prendono cura di lui.

Dal falso al vero Sé

Winnicott ha definito Falso Sé l’adattamento ai bisogni parentali: il bambino non si limita a mostrare ciò che gli viene richiesto ma si fonde con esso. Non riesce così a separarsi dai genitori e nell’età adulta continua ad essere dipendente dalla conferma di un partner. Sarà amato a condizione che mantenga il Falso sé, e ciò non produrrà guasti nelle facoltà intellettuali ma nella vita affettiva. Lowen descrive il grave esito di un simile processo  riferendosi ad un caso da lui trattato. “Allora domandai di nuovo ad Erich che sentimenti avesse. – Sentimenti! – esclamò – Non ho sentimenti. Io programmo il mio comportamento: quello che mi importa è l’efficienza” (1983). L’adattamento del bambino è tale che gli è impossibile  vivere liberamente i sentimenti di gelosia, invidia, ira, abbandono, impotenza, paura. Un bambino può vivere tali sentimenti solo se c’è un adulto che lo accetta, lo comprende e lo asseconda altrimenti tenderà a non viverli affatto. In terapia questo deve essere possibile, e  una volta conseguito l’obiettivo di prendere sul serio i propri sentimenti si comincia a sperimentare che è possibile provare  ed esprimere emozioni senza che accadano fatti irreparabili. Se il processo terapeutico progredisce pian piano si assiste alla “caduta delle illusioni” grazie al contatto con la realtà del corpo, la realtà del proprio sentire.

Ma come si costruiscono le illusioni?

Secondo Lowen è dalla disperazione che nasce l’illusione, e tutti i caratteri in modo diverso sono sostenuti da convinzioni illusorie su di Sé. Nelle storie di ognuno di noi è possibile ritrovare il racconto di una favola che da piccoli ci ha visti principesse, cavalieri, servi, re, regine o poveri pescatori; il problema è aver continuato a raccontarcele da adulti, per non affrontare le dure verità della vita. L’illusione diviene quindi ciò che di meglio abbiamo imparato a fare e ripetiamo nella nostra storia. E in seguito serve di appoggio all’Io, rendendo tollerabile il sacrificio per aver negato parti profonde ed istintive di Sé, per aver manipolato il proprio sentire in funzione dell’accettazione e dell’amore dell’altro. Questo processo rende davvero difficile il contatto con il proprio Vero Sé.

La Bioenergetica: un contatto reale col Sè

Molti non conoscono alternative, “si rompono facilmente o hanno degli spigoli taglienti “. Non sanno che è possibile imparare a sopportare la verità nel corso di un processo terapeutico graduale….molto graduale. Un approccio terapeutico che tenga presente il Sé corporeo. Con il radicamento nella realtà del corpo ciò che accade è che “il vero Sé, dopo decenni di silenzio, può risvegliarsi alla vita con una rinnovata capacità di sentire” (Miller, 1990), e creare così un nuovo inizio. Un inizio che ha sede nelle vere sensazioni negate nell’infanzia e custodite nel corpo, in ciò che Lowen definisce “senso del Sé”. Per Lowen questo è possibile che accada in terapia se il terapeuta, che ha già conosciuto le tante dimensioni di questo viaggiare “è abbastanza fondato nella realtà del proprio essere” (1975). Quindi nel corpo!  Soltanto così  è possibile per il paziente rinunciare a favole e illusioni, riaprire il proprio cuore e scoprire che dopo il pianto continua a battere e palpitare, pronto a sostenerlo nel coraggioso viaggio di diventare ‘veramente’ vero.

a cura di Silvana Nozzolillo

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