Cosa significa analisi bioenergetica?

Partiamo dall’inizio perchè non presuppongo che tutti conoscano l’analisi bioenergetica – che è un approccio di psicoterapia corporea – mentre credo che siano molte di più le persone che hanno un’idea di cosa sia la mindfulness. Io provo a tenerle insieme perché hanno un filo forte che le unisce: il filo della consapevolezza corporea. Così cosa contraddistingue la bioenergetica degli altri approcci di psicoterapia corporea? Due elementi: l’integrazione corpo – mente e il concetto di energia.

L’integrazione mente – corpo

Il primo punto da cui parte Lowen è l’integrazione mente-corpo.

L’analisi bioenergetica è  un approccio che integra il corpo nel processo analitico, perché il corpo è la persona. Qualunque problema presente nella personalità quindi si manifesta sia nell’espressione corporea che nell’espressione psicologica. Questi problemi posso essere individuati in modo accurato a partire proprio dalla motilità del corpo se si è in grado di leggerne il linguaggio. Il corpo inoltre contiene la memoria di ogni esperienza che la persona abbia attraversato, pertanto è possibile leggere la biografia di una persona a partire dalla struttura dinamica del suo corpo. Da un punto di vista teorico possiamo affermare che ogni esperienza vissuta si struttura nel corpo delle persone così come nella loro mente.

A livello profondo, corpo e mente sono un’unica realtà: la parola corpo include la mente così come quest’ultima implica l’esistenza di un corpo. Non possono essere separati e non esiste esperienza che non abbia impatto su entrambi. A livello superficiale, il corpo e la mente sono antitetici ed ognuno rappresenta un aspetto differente ed opposto della personalità. A questo livello, i processi mentali influenzano il funzionamento corporeo mentre i processi corporei influenzano e determinano pensieri ed immagini. La formulazione di questa relazione tra corpo e mente, che è alla base dell’analisi bioenergetica, è alla base anche della consapevolezza del corpo nella mindfulness.

Domani sarà dedicato a questo la prima delle tre meditazioni del mini corso gratuito su Zoom

Il concetto di energia

Un altro aspetto dell’analisi bioenergetica è il concetto di energia, compreso nella stessa definizione di analisi bio-energetica.Se si vuole comprendere la personalità ed il carattere di una persona è importante avere chiaro quanta energia abbia e come la utilizzi. Ogni struttura caratteriale porta con sé una riduzione del livello personale di energia o una restrizione del suo flusso naturale nel corpo. Carattere va inteso in senso ampio come organizzazione della personalità, delle strutture difensive e delle modalità automatiche di risposta alle situazioni del quotidiano. Nella mindfulness questo insieme ha due diverse denominazioni: può essere considerato quello che ci fa dire “Io”, “mio” e quello che ci fa agire con il pilota automatico inserito. In entrambi i casi sia per la bioenergetica che per la mindfulness la nostra consapevolezza e la nostra energia è ridotta da questi aspetti automatici.

Ma di quale energia stiamo parlando? L’energia è in relazione con la nostra vitalità e con la disponibilità di accesso alle nostre risorse. Portare l’attenzione intenzionalmente al respiro aumenta la nostra energia e fa affiorare nuove possibilità. Quando respiriamo consapevolmente, il livello energetico migliora, diventiamo più consapevoli ed emergono aspetti che erano stati repressi o dissociati.

Più pratichiamo, più attiviamo la consapevolezza e più emergono le vecchie abitudini che ci invitano a rimanere nella strada conosciuta, la strada del carattere e quella del pilota automatico.

È qui che la pratica si fa davvero interessante; è qui che siamo invitati a guardare con gentilezza invece che con severità quello che accade. È qui che potremmo confondere la distrazione con un errore anziché con la messa in moto di un processo di cambiamento. 

Lunedì 23 Maggio sarà dedicato a questo la seconda delle tre meditazioni del mini corso gratuito su Zoom

Come si affrontano le tensioni

A partire da questi due elementi di base – l’identità funzionale mente – corpo e il concetto di energia e la sua modulazione o diminuzione dovuta alle tensioni muscolari croniche – possiamo dire che i fondamenti dell’analisi bioenergetica riguardano la comprensione del lavoro sulle tensioni muscolari. Con la consueta chiarezza Lowen definisce come interviene nel lavoro corporeo.

Quando vedo un’area del corpo trattenuta o contratta la interpreto per prima cosa in termini energetici. La contrazione, a seconda della sua collocazione, blocca il flusso di eccitazione che va verso l’alto, nella testa e negli occhi, o verso il basso, nel bacino, nei genitali, e nelle gambe. In ogni caso il dolore è connesso con il trattenere. Da una parte trattenere o contrarre sono manovre utili a diminuire il dolore legato ad un desiderio insoddisfatto, ad una ferita o ad un’umiliazione, alla perdita o alla frustrazione. Diminuiscono il dolore attenuando le emozioni, cioè desensibilizzando la persona nei confronti del dolore. L’area interessata viene intorpidita. In terapia per prima cosa viene sperimentato l’allentamento della contrazione, quindi dolore. Il passaggio di una forza energetica (il sangue) attraverso una zona contratta, è doloroso. Ma dopo che è avvenuta l’esperienza del rilasciare la tensione, la sensazione è di piacere

Il dolore del cambiamento

Passare attraverso il corpo ha lo scopo di riconnettere – anziché evitare o dissociare – con il dolore provato. Ristabilendo la nostra naturale capacità di percepire il dolore, riportiamo vitalità anche alla nostra capacità di sentire il piacere. Lowen considera questo processo di risveglio del corpo come “Il dolore del cambiamento” .

Non credo che si possa ottenere alcun cambiamento caratteriale significativo senza sperimentare il dolore del cambiamento. Cambiare è doloroso. Un processo di crescita normale non comporta dolore ma la terapia lavora per rimuovere i blocchi alla crescita e si confronta con una crescita distorta e uno sviluppo bloccato“.

Questo lavoro è finalizzato a riconnetterci con l’aspetto emotivo, di cui il blocco è sempre espressione.

 A questo punto, il tipo di blocco (linguaggio del corpo) mi dice di quale emozione si tratta. Di solito, questa emozione può essere portata alla consapevolezza attivando il movimento espressivo relativo. 

Il dolore del cambiamento è anche il punto d’incontro con la mindfulness che ci ricorda come da una parte siamo inevitabilmente soggetti al cambiamento legato al passare del tempo, all’invecchiamento e all’altalena salute/malattia mentre dall’altra parte siamo soggetti al dolore che nasce dal rifiutare la realtà così com’è. Una realtà che vorremmo più aderente alle nostre aspettative

La strada della resa, la gentilezza

Tendiamo a riservare la gentilezza alle occasioni speciali o alle relazioni speciali. Ne facciamo un uso discriminativo come se fosse un farmaco o un premio. In bioenergetica la gentilezza è la resa, quando il muscolo scioglie la sua tensione e si “arrende”. Nella mindfulness la gentilezza, altrettanto centrale, è un invito. Un invito a lasciar cadere qualche goccia di accettazione della realtà nel momento in cui si presenta, desiderata o indesiderata che sia.

Cosa c’è di più gentile che dire alla realtà, benvenuta e nominarla, con le parole che riconoscono la sua natura: rabbia, paura, dolore, gioia, sorpresa, curiosità. Sospendendo il giudizio e soprattutto sospendendo l’associazione tra piacevole=buono, spiacevole=cattivo. 

Questo soffermarsi sulla porta apre un’altra possibilità: la possibilità della self-compassion

La possibilità della self-compassion

Potremmo chiederci che cosa sia la self-compassion. Sono sempre più convinta che è un invito al perdono. A perdonare noi stessi per come siamo e la realtà per come è. È questo momento di perdono (e accettazione) che lascia sorgere il sentimento della compassione.
La compassione ci invita a praticare “pausa” mentre noi siamo predisposti a praticare “fuga”. Perché quindi fare qualcosa di così controintuitivo? Perché se pratichiamo pausa disattiviamo il circuito di risposte difensive che ci mette sotto stress. Nello stesso tempo, perché questa pausa non sia lesiva, abbiamo bisogno di saper distinguere le situazioni in cui vale la pena soffermarsi da quelle in cui vale la pena, anzi è indispensabile, reagire. Possiamo imparare a fare questa distinzione grazie alla consapevolezza che ci regala la pratica di mindfulness. Se non facciamo distinzioni combatteremo con uguale forza sia disagi piccoli che dolori grandi mettendoci in una continua lotta per la sopravvivenza.

Uscire dalla vergogna

Nessuno di noi ama troppo sbagliare e soprattutto temiamo le conseguenze dei nostri errori. Temiamo di venir giudicati sulla base di quello che non funziona o che i nostri errori nascondano il nostro valore. Temiamo il giudizio degli altri ma soprattutto il nostro, così intimo e preciso. E anche se potrà sembrare strano è vergogna quella che proviamo nei confronti delle nostre imperfezioni e ansia all’idea che ne emerga qualcuna di nuova. È così che ci distraiamo, è così che trasformiamo la pratica in una lotta per cambiare, per essere diversi e, per migliorarci. È così che può sfuggirci quel sollievo, lieve eppure riconoscibile, che ci fa dire, “sono al sicuro, sono a casa”. Non perché andrà tutto bene ma perché avrò fiducia in quello che emerge anche quando è tanto diverso dalle mie aspettative. In quel momento le tensioni lasciano fiorire una nuova percezione del corpo, il cuore si ammorbidisce e la mente si calma.

© Nicoletta Cinotti 2022

Mini corso su zoom

  • Lunedì 16 Maggio ore 8 a.m
  • Lunedì 23 Maggio ore 8 a.m.
  • Lunedì 30 Maggio ore 8 a.m.

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