Forse è un’esperienza comune quella di accorgersi che l’età anagrafica e quella percepita non coincidono: a volte ci sentiamo molto più giovani. Altre volte molto più vecchi. Altre volte ancora ci sentiamo senza età, come se galleggiassimo al di fuori del tempo. Forse succede perchè convivono, in noi, parti diverse ed età diverse. Non cresciamo tutto insieme. Cresciamo a zone. Magari siamo affettivamente adolescenti e professionalmente adulti o viceversa. A volte siamo fieri del nostro essere bambini e altre volte ce ne vergogniamo come se fosse un difetto da nascondere a noi stessi prima che agli altri.

L’idea che la crescita sia segnata dall’anagrafe è un mito: la crescita è segnata dalla coltivazione. Cresciamo in quelle aree che ricevono la nostra attenzione, la nostra cura e il nostro impegno. Cresciamo quando permettiamo che la realtà ci trasformi, quando siamo abbastanza flessibili senza diventare troppo permeabili e abbastanza definiti senza diventare troppo rigidi. Cresciamo quando rimaniamo bambini senza essere infantili, maturi senza essere vecchi, freschi senza essere giovanilistici.

È difficile far crescere tutto insieme. Succede come alle piante che crescono di più a seconda della luce che ricevono. Le zone in ombra rimangono più piccole e, a volte, più tenere. Possiamo guardare alle parti piccole di noi come la nostra riserva di sviluppo. Sappiamo che in qualche area della nostra vita abbiamo ancora tanto da crescere. L’importante è capire che non esiste solo il tempo interno ma che la nostra vita è sempre in dialogo con un tempo esterno che, senza la nostra autorizzazione, passa e ci trasporta in momenti diversi.

Se manteniamo questo dialogo tra tempo interno e tempo esterno potremo mantenere la tenerezza dell’infanzia, il rischio dell’adolescenza e la maturità dell’età adulta senza trasformarli in rimpianti o in rimorsi per quello che non abbiamo fatto. In rimproveri strategici per spingerci a fare quello che dovremmo fare.

Abbiamo bisogno di avere in noi tutte le età: cosa saremmo se perdessimo la tenerezza dell’infanzia e la capacità di stupirci di ogni cosa? Quanto sarebbe triste smettere di rischiare e di crescere oltre l’abitudine quotidiana. Ma, soprattutto, come sarebbe inutile lo scorrere del tempo se non gli permettessimo di stagionarci e condirci, di maturarci e insaporirci. E di continuare a farci crescere ogni giorno in zone diverse: quelle battute dalla luce delle diverse stagioni.

La pratica spirituale dovrebbe aiutarci a crescere senza perdere il senso del gioco, dell’umorismo e della magia, in modo da evitare il rischio professionale del congelamento in identità fisse e stabili.(…) Come monaco zen sono stato salvato dal congelamento dal mio essere poeta, come poeta sono stato aiutato ad andare in profondità dal mio essere monaco zen. Lo zen probabilmente mi ha salvato da me stesso; la poesia mi ha salvato dallo zen. Norman Fischer

Pratica di mindfulness: La meditazione del fiume

© Nicoletta Cinotti 2017 Il protocollo MBCT  Foto di ©helveticaneue

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