È lo spirito di ricerca che aiuta. Io sono schiavo di questo spirito di ricerca. Kabir

Qualche tempo fa raccontavo che il mio lavoro è come quello di un sarto. Con la stoffa che ogni persona mi porta cerco di fare il vestito migliore possibile. A volte la prima difficoltà è far riconoscere alla persona che stoffa ha davvero perchè se porti della seta non potrai fare le stesse cose che se porti un tweed. Comunque la bravura di un sarto sta proprio nel trasformare l’uso ordinario di un tessuto per fare qualcosa che nessuno avrebbe considerato possibile. Di sicuro chi viene da me ha stoffe diverse e bisogni diversi e merita una risposta unica – tailored – e non standard. A volte ha bisogno di una riparazione. Altre volte di un abito nuovo da poter scegliere per una parte altrettanto nuova della sua vita. Altre volte ancora ha solo bisogno di uno sguardo diverso per mettere insieme tutti i vestiti che ha nell’armadio. Io aiuto a farlo con i miei strumenti che possono essere affilati e precisi, creativi e poetici come quelli di una buona sartoria di lunga tradizione. (Forse sull’insegna potrei scrivere “Cucio storie nuove da più di 30 anni e non ne ho fatta ancora una uguale all’altra“)

Così quando mi è arrivata l’anteprima del progetto di Designer in gioco di Luisa Carrada, Marzia Bianchi, Roberta Buzzacchino e Maria Cristina Lavazza non ho potuto fare a meno di sobbalzare dalla sorpresa e, subito dopo, dalla gioia per l’intelligenza, la creatività e la bellezza di questo progetto che aiuta a disegnare – o ri-disegnare – le nostre anime professionali attraverso uno sguardo umano, introspettivo e curioso.

Una cosa è certa (almeno per me): che ci sia o no una seconda ondata epidemica, che sia una storia che venga chiusa da terapie innovative e vaccini, il Covid è stato un punto di svolta. Non possiamo limitarci a tirar fuori dagli armadi i vestiti estivi e vedere quali sono da tenere, quali da buttare e quali da rimodernare. Abbiamo bisogno di prendere consapevolezza – e il gioco inizia proprio dalla consapevolezza – poi di esplorare – con domande che mettono insieme l’esterno e l’interno di ogni abilità professionale – per riconoscere le nostre risorse e iniziare a dare risposte creative. La creatività è fatta di intuizione – scegliere le carte da gioco che le autrici presentano è un atto intuitivo – ma poi va oltre. L’intuizione diventa creativa quando sa mettere insieme qualcosa di nuovo e di utile. Utile non solo per noi. Quindi questo gioco mi sembra una bellissima pratica per l’estate alle porte per trovare modi nuovi per disegnare la propria vita e il proprio lavoro.

L’amore, il lavoro e la conoscenza sono la fonte della nostra vita. Dovrebbero anche governarla. Wilhelm Reich

Pratica del giorno: Giocare oppure Designer in gioco
Musica del giorno: Volta la carta di Fabrizio De Andrè

© Nicoletta Cinotti 2020 Pratiche informali di ordinaria felicità 

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