Anche gli uccelli più solitari, se sono migratori, affrontano il viaggio insieme. Si preparano a farlo mangiando di più, assimilando l’energie per la loro migrazione. Alcuni scelgono di volare di giorno, altri di notte per proteggersi dai rapaci. Possono volare molte ore senza mai fermarsi e, in alcuni casi, anche attraversare gli oceani. Poi, una volta arrivati a destinazione ognuno trova il luogo dove fare il proprio nido. Le rondini cercano sempre il solito nido; altri ne costruiscono ogni volta uno nuovo. Possiamo dire che sanno stare insieme fino a che è necessario e poi sanno separarsi quando è il momento.

Anche noi siamo così: abbiamo bisogno degli altri per le nostre grandi imprese: andiamo a scuola insieme, viaggiamo con gli amici, impariamo a meditare con il sostegno di un gruppo. Poi – prima o poi – dobbiamo mettere su il nostro nido, costruire la nostra abitudine di pratica ma quel passaggio non è indifferente. Passare dall’essere in tanti ad essere soli è forse la destinazione di tutta la nostra vita. Nasciamo in due, viviamo in gruppo e facciamo l’ultimo viaggio da soli ma nel corso della nostra vita sperimentiamo più volte queste declinazioni relazionali.

Io sono un animale da gruppo. Forse vorrei essere un’acciuga che si muove in banchi. Gli elementi più deboli sono quelli più marginali: questo è il prezzo della loro libertà. Quelli più forti sono quelli che sanno stare al centro del banco, che imprimono il movimento del gruppo, rapido a spostarsi quando si avvicina un predatore. Non è facile stare al centro, con poco spazio, sempre pronti a sintonizzare il movimento con quello altrui eppure questa posizione ha un vantaggio: offre la maggiore protezione. A volte mi piace stare al centro, altre volte desidero la libertà dell’essere marginale.

Durante il lockdown però ho capito che cosa vuol dire fare qualcosa insieme. Ogni mattina alle 8, per più di 90 giorni, abbiamo migrato insieme. Dovevamo prepararci a quello che sarebbe venuto dopo. Non c’era altro modo. Quei compagni di pratica mattutina sono stati la mia risorsa per affrontare quello che è venuto dopo: che gratitudine!

Ho capito che per me la dimensione del gruppo e quella solitaria sono le due preferite: mi danno compagnia ma anche libertà. Forse la più difficile è quella a due: richiede un impegno che non sempre sono disponibile a dare. Forse per molte persone è così: chi ama l’impegno a due patisce il grande gruppo e la solitudine ma chi sa volare in molti sa anche volare da solo!

Adesso preparo una nuova migrazione: un volo di 56 giorni verso l’autunno di un anno che ha cambiato la storia

Ogni volta che facciamo un passo consapevole, siamo coinvolti in un atto di illuminazione: possiamo essere illuminati riguardo al fatto che stiamo facendo un passo. Thich Nhat Hanh

Pratica del giorno: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2020 56 giorni per la felicità

 

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