Quando ieri parlavo della brava bambina avevo in mente un aspetto centrale della relazione tra la mente e il corpo. Anche se può sembrare strano ad un primo sguardo superficiale, lo stato mentale che sperimentiamo quando “facciamo i bravi” o quello che sperimentiamo quando “siamo ribelli” ha una base corporea, fisica. Non riusciremmo a tenere quella posizione relazionale senza la collaborazione del corpo.

Nel caso della sottomissione il corpo è privo di tono, debole, abbandonato, nel caso della ribellione è, all’opposto, iper-tonico e i muscoli lunghi del corpo sono iper-attivati. A volte queste sono risposte immediate. Altre volte sono una configurazione di fondo che ci mette più frequentemente in una delle due posizioni. La cosa interessante però è che in ogni caso noi assumiamo una posizione relazionale. Sia sottomissione che ribellione sono in dialogo con un interlocutore. Siamo sottomessi o ribelli rispetto a qualcuno o a qualcosa perché il nostro corpo e la nostra mente sono sempre in relazione con l’esterno, anche quando siamo apparentemente soli con noi stessi. In questo mente e corpo si danno una mano e si incontrano nei nostri dialoghi interiori.

I dialoghi interiori sono una delle forme di pensiero che occupano la nostra mente (e il nostro cuore). Immaginiamo di parlare a qualcuno. Ripetiamo il dialogo avuto con una persona oppure ci prepariamo a dialoghi che, forse, non avremo mai, in un incessante chiacchiericcio interiore. Dialoghiamo anche con noi. Ci sproniamo a fare qualcosa o ci consigliamo di fare qualcos’altro. Tutti questi dialoghi nascono nel corpo e proseguono nella mente. Nascono nei nostri muscoli e prendono la forma di pensiero. Molti di questi dialoghi portano una traccia, un’impronta familiare. Perché dentro di noi rimane sempre un genitore al quale ubbidire o disubbidire. La nostra famiglia interiore rimane con noi e continua a farci compagnia. Questa volta però siamo noi i genitori di noi stessi.

Che ruolo gioca in questo processo la consapevolezza? A cosa serve saper riconoscere quello che accade, nel momento in cui accade? La consapevolezza non si pone l’obiettivo di cambiare ciò che osserva. Sa che, osservandolo, il cambiamento avviene da sé. È il cambiamento che nasce dal conoscere, dall’accettare e dal lasciar andare, senza identificarsi rigidamente in aspetti separati del nostro carattere.

Il nostro Sè non ha alcun programma se non quello di portare guarigione, armonia, equilibrio e connessione. L’intenzione della mindfulness è quella di portarci ad un accesso migliore al nostro Sé e a diffondere la sua energia in tutte le nostre parti.

Pratica del giorno: La classe del mattino Oppure Arco e bend over

© Nicoletta Cinotti Reparenting ourselves

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