Sala d’attesa del medico. Mamma con bambina di  7/8 anni e bambino in carrozzina. Evidentemente molto conosciuta, riceve il saluto di diverse persone che si avvicinano, guardano il bambino in carrozzina – bellissimo – sorridono e commentano quanto sia carino. Ad un certo punto una delle signore si rivolge alla mamma e indicando la bambina a fianco le chiede,” é gelosa?”. Nooo, risponde la mamma, voleva tanto un fratellino o sorellina, vero tesoro.? La bambina rimane in silenzio, abbastanza esterrefatta. Quando la signora si allontana, guarda la mamma e le dice, a bassa voce,” Ma io sono gelosa…é come se qualcosa mi mordesse dentro “.

Ecco questa è la migliore e più sintetica descrizione della gelosia che abbia mai ascoltato. Non serve negare di provare un’emozione. Serve saperla riconoscere e descrivere. Perché la gelosia, quel morso interiore che divora, diventa, spesso, un morso esterno che vorrebbe divorare l’oggetto amato. Parla di una fame e una incertezza primitiva. Parla della paura che senza l’altro non sia possibile vivere. Parla della sensazione che si prova alla sola idea di non essere più in primo piano. Parla della rabbia che si mischia all’amore e mai rabbia é tanto più forte di quella che ci suscitano le persone che amiamo. Siccome però siamo convinti che ci siano sentimenti che non devono esistere, questa mamma iniziava così il gioco della sparizione, attraverso la negazione. Un incantesimo che utilizziamo spesso. E che non ha funzionato perché, evidentemente, é una mamma sufficientemente buona da insegnare che c’e una verità che non va negata. La verità del corpo.

Non é un reato provare gelosia. Non é un sentimento razionale: possiamo provarla per minuscoli dettagli, anche solo perché qualcosa é sfuggito al controllo. RIconoscerla é il primo passo. Il secondo é non alimentarla con l’amore proliferazione mentale. Nella gelosia siamo sempre un po’ paranoici e questo aggiunge un ingrediente esplosivo alla gelosia è alla rabbia della gelosia: la paura.

Dopo averla riconosciuta abbiamo solo bisogno di esplorarla nel corpo, sentirne il sorgere, il bruciare e poi lo svanire. Quel fuoco nutre la nostra indipendenza. Negare la gelosia nutre, invece,  la nostra dipendenza dall’altro. Il senso di essere bisognosi oltre ogni limite.

Usare il corpo per trattenersi o negare trasforma la nostra espressività in una presa. Possiamo acchiappare ciò che vogliamo, ma non ciò che amiamo. Perché nell’amore ci deve essere una quota di libertà: non consumiamola rimanendo aggrappati.

Nello sviluppo di questa struttura caratteriale (in questo caso Lowen parla del carattere masochista ma questo meccanismo vale per tutti i caratteri) il sistema muscolare del bambino in crescita abbandona la naturale funzione di movimento e assume la funzione nevrotica di presa. I muscoli si sviluppano eccessivamente per trattenere gli impulsi negativi e per controllare quelli naturali. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: Lavorare con le emozioni ( File audio di pratica)

copyrigths Nicoletta Cinotti Il protocollo MBCT

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