Mi capita spesso di sentirmi fare questa domanda: “Devo restare o devo andarmene?”A volte si riferisce ad una relazione; altre volte ad un lavoro. Capita comunque di accorgersi che, ad un certo punto, è necessario prendere una decisione. In questo caso, apparentemente, le possibilità sono quattro: Andarsene, restare cambiando quello che è possibile cambiare; restare accettando quello che non è possibile cambiare. E la quarta? La quarta è la più paradossale e, purtroppo, frequente: restare facendo tutte quelle cose che peggiorano la situazione nella speranza che succeda qualcosa.

La ragione per cui sia più frequente delle altre rimane, per me, un mistero. È vero che andarsene può essere difficile e che rimanere accettando quello che non possiamo cambiare e cambiando dove è possibile, richiede un certo impegno, ma perché peggiorare deliberatamente le cose? Perché fare intenzionalmente atti che sappiamo accendono la miccia? Spesso quando faccio questa domanda le persone mi rispondono che è più forte di loro, che sono spinti a comportarsi così dalla situazione.

Io credo che il punto sia scegliere.

Scegliere è difficile e quando siamo di fronte ad  un dilemma come questo siamo obbligati a scegliere. A meno che, non peggioriamo deliberatamente la situazione nella speranza che sia l’altro a fare la prima mossa.

È una forma estrema di lotta che nasconde una posta altissima: se resto l’altro deve accettarmi per come sono. Altrimenti deve essere lui che si prende la responsabilità di chiudere. Se questa è la strada che stai scegliendo ti invito a considerare questi elementi:

  • nota quanto ti costa rimanere in questa situazione in termini fisici ed emotivi
  • nota come stai quando abbandoni questo atteggiamento per un comportamento più collaborativo
  • chiediti cosa nasconde la tua inflessibilità e domandati se vale il prezzo che stai pagando.

Non ci si può difendere dalla tristezza senza difendersi dalla felicità. Jonathan Safran Foer

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© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente nel territorio dell’amore

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