Se è vero che tutte le emozioni hanno una carica di trasformazione dovuta al semplice fatto che le proviamo, dobbiamo anche riconoscere che la tenerezza è spesso uno dei segnali di cambiamento in corso. È quando proviamo tenerezza che le nostre difese si allentano. È quando proviamo tenerezza che mostriamo maggiore disponibilità ad avvicinarci ed esplorare l’esperienza in corso.
La tenerezza richiama altre emozioni come la gentilezza, la compassione, il calore e la simpatia, La nostra stessa attenzione può avere una qualità di tenerezza che permette di sperimentare gratitudine per il senso di curiosità e novità che accompagnano la nostra esplorazione. È qualcosa che possiamo provare a prescindere dalle qualità della persona verso cui la proviamo. A volte è proprio il suo essere vulnerabile che suscita in noi la tenerezza. È quello che proviamo quando accettiamo l’altro così com’è, senza condizioni.

Il sistema di accudimento

Schema tratto da Paul Gilbert, “Mindful Compassion: using the power of mindfulness and compassion to transform our lives”

La tenerezza è l’emozione che sta alla base del nostro sistema di accudimento che è un sistema di regolazione delle emozioni reciproco a quello dell’attaccamento. Porta alla cura verso una persona o verso sé stessi, agevolando l’attenzione affettuosa verso gli altri. Questo sistema è attivato dai segnali di richiesta di conforto e protezione. È quello che proviamo nei confronti di un neonato, anche se estraneo. È quello che possiamo provare per una persona ferita o in difficoltà. Quando riusciamo ad esprimere cura proviamo emozioni di sollievo, tenerezza protettiva e gioia.
Perché ti racconto questo? Perché le nostre emozioni oltre a far parte di tre sistemi emotivi – difensivo, motivazionale e affiliativo – che sono tre diversi sistemi di regolazione emotiva. Quando ci sentiamo minacciati, per strano che possa sembrare, le emozioni del sistema difensivo realizzano uno scopo: proteggerci.

Le emozioni del sistema motivazionale realizzano un altro scopo: attivarci e suscitare interesse e curiosità verso uno scopo, mentre quelle del sistema affiliativo realizzano un obiettivo relazionale: consolarci.

Tre sistemi di regolazione emotiva

Questi tre sistemi sono in relazione dinamica tra di loro e quindi più saremo in grado di consolare e consolarci meno avremo bisogno di accedere alle emozioni del sistema difensivo. Dobbiamo a Paul Gilbert l’idea dei tre sistemi emotivi e tre sistemi di regolazione emotiva. Nella tradizione buddista si tende a pensare che ci siano delle emozioni tossiche che funzionano come veleni e altre emozioni che funzionano come antidoti. Gilbert ravvisa in questa visione un elemento di pericolo. Se qualcosa di quello che proviamo e che dipende da noi è percepito come velenoso potremmo con facilità alimentare il nostro atteggiamento di autocritica.

Per questa ragione Gilbert coglie la funzione evolutiva e protettiva di ogni emozione e preferisce mettere a fuoco la funzione positiva che svolge nel nostro funzionamento mentale.

Spostare la regolazione delle emozioni dalla difesa alla consolazione

Provare tenerezza è un modo per spostare la regolazione delle nostre emozioni dalla difesa alla compassione e alla self compassion. Questo ha un incredibile valore dal punto di vista relazionale e produce anche un incredibile beneficio per la nostra salute fisica: arrabbiarsi, lo sappiamo, non fa affatto bene e alla lunga ci mette in una condizione di prolungato stress psicofisico.
Ci sono moltissime evidenze scientifiche che mettono in relazione alti livelli di ostilità e aggressività con i disturbi cardiaci. Le persone che hanno elevati livelli di rabbia hanno due volte e mezzo in più di altri la possibilità di un evento cardiaco acuto come un infarto. Alcuni ricercatori affermano che una lite intensa con una persona che amiamo rallenta di almeno un giorno un semplice processo cicatriziale. Se il conflitto è ripetuto il rallentamento può addirittura raddoppiare e questo vale non solo per le situazioni di lite violenta ma anche per l’irritabilità, l’impazienza, la scontrosità.
Anche se per molti di noi piangere è un tabù, dal punto di vista fisico è solo un modo per scaricare lo stress. I sentimenti di gratitudine accelerano i processi di guarigione, il livello di ossigeno nei tessuti e rafforzano il sistema immunitario. Innamorarsi aumento il livello dell’ormone della crescita e gli effetti durano per circa un anno.

La forza della tenerezza

Quindi anche se spesso associamo la tenerezza ad una mancanza di assertività, in realtà ci permette di far crescere le nostre risorse di guarigione e resilienza.
Non possiamo togliere le emozioni del sistema difensivo dalla nostra vita e non sarebbe nemmeno produttivo ma è importante rompere il pregiudizio che abbiamo nei confronti del fatto che essere aggressivi significhi essere forti. Essere aggressivi funziona se dura per un breve lasso di tempo. Altrimenti le conseguenze durature minano la nostra salute, mentre un atteggiamento di tenerezza, gratitudine, accudimento, si rivela, alla lunga, molto più produttivo e positivo. Correla molto di più con la resilienza e con quella che potremmo definire forza interiore.

Cosa succede nel cervello sottoposto a stress cronico.

Nel nostro cervello l’asse ipotalamo-ipofisario-surrene coordina le risposte allo stress acuto o cronico stimolando il rilascio di ormoni come l’adrenalina e il cortisolo. Se nella nostra primissima infanzia questo asse è stato sovrastimolato da condizioni avverse questo può avere un effetto sulle nostre future capacità di regolazione delle emozioni. Inoltre noi siamo fisiologicamente attrezzati per rispondere a stress intensi ma brevi ma lo siamo molto meno per quanto riguarda lo stress prolungato. Quindi come possiamo coltivare il sentimento della tenerezza? Possiamo farlo attraverso la cura di noi stessi e poi delle nostre relazioni. Non è solo un atto di generosità: è anche un atto salutare. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA) coordina la nostra risposta allo stress. Semplificando possimao dire che questo asse è formato dalla porzione anteriore dell’ipofisi, dall’ipotalamo e dalle ghiandole surrenali. Durante e dopo una situazione stressante i neuroni nel nucleo ipotalamico paraventricolare (PVN) secernono l’ormone di rilascio della corticotropina che stimola la produzione e il rilascio di adrenocorticotropina (ACTH) dall’ipofisi anteriore. L’ACTH, a sua volta, stimola il rilascio di glucocorticoidi dalla ghiandole surrenali. I glucocorticoidi modulano il metabolismo, la funzione immunitaria e il cervello, coordinando in tal modo la risposta fisiologica allo stress. L’esposizione elevata ai glucocorticoidi ha effetti negativi sui neuroni dell’ippocampo, come la riduzione delle ramificazioni dendritiche, la perdita di spine dendritiche e la riduzione della neurogenesi. Lo stress cronico – o un grave stress acuto -compromettono il sistema di controllo dell’asse HPA, con una complessiva risposta maladattativa agli stimoli stressanti sia cronici che acuti.

© Nicoletta Cinotti 2021

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