Se è vero che tutte le emozioni hanno una carica di trasformazione dovuta al semplice fatto che le proviamo, dobbiamo anche riconoscere che la tenerezza è spesso uno dei segnali di cambiamento in corso. È quando proviamo tenerezza che le nostre difese si allentano. È quando proviamo tenerezza che mostriamo maggiore disponibilità ad avvicinarci ed esplorare l’esperienza in corso.
La tenerezza richiama altre emozioni come la gentilezza, la compassione, il calore e la simpatia, La nostra stessa attenzione può avere una qualità di tenerezza che permette di sperimentare gratitudine per il senso di curiosità e novità che accompagnano la nostra esplorazione. È qualcosa che possiamo provare a prescindere dalle qualità della persona verso cui la proviamo. A volte è proprio la vulnerabilità che suscita in noi tenerezza. È quello che proviamo quando accettiamo l’altro, la nostra vita e quello che accade, così com’è, senza condizioni.

La tenerezza è l’emozione che sta alla base del nostro sistema di accudimento che è un sistema di regolazione delle emozioni reciproco a quello dell’attaccamento. Porta alla cura, agevolando l’attenzione affettuosa verso l’esperienza in corso. Il nostro sistema di accudimento è attivato dai segnali di richiesta di conforto e protezione. Se rispondiamo al dolore con la lotta, con la forza, l’accudimento resta indietro. È come se fossero i soccorsi che arrivano dopo la battaglia. Se lottiamo arriva l’esercito, se confortiamo arriva la tenerezza e la cura. Quando riusciamo ad esprimere cura proviamo emozioni di sollievo, di protezione e gioia.

Perché ti racconto questo? Cerco risposte ad una domanda: perché mettiamo prima la difesa della consolazione? Perché cerchiamo il colpevole prima del conforto? Perché cerchiamo l’errore prima della pace? Forse perché associamo la tenerezza a qualcosa di debole, di insignificante. Ma guarda le margherite che crescono sui muri, l’erba tra le pietre del selciato. Guarda una coppia che si innamora: allora sarai, saremo, sorpresi dalla forza che la tenerezza ci restituisce.

Abbiamo tempo per tutto. Per dormire, per correre a destra e a sinistra, per pentirci d’aver sbagliato e sbagliare ancora una volta, per giudicare gli altri e assolvere noi stessi, abbiamo tempo per leggere e scrivere, per correggere ciò che abbiamo scritto, per pentirci di ciò che abbiamo scritto, abbiamo tempo per fare progetti e non seguirli, abbiamo tempo per farci illusioni e rovistare tra le loro ceneri in seguito(…).Abbiamo tempo per tutto. Non abbiamo tempo solo per un po’ di tenerezza. Octavian Paler

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2022 Il silenzio come cura: ritiro residenziale

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