Quando la cattedrale di Notre Dame di Parigi venne devastata da un terribile incendio nel 2019, sorse immediatamente il desiderio e la necessità di ricostruirla. In fondo quella cattedrale era il simbolo di una città e di una storia oltre che un luogo di culto. La cattedrale però era costruita in legno, talmente tanto legno che il tetto veniva chiamato la foret, la foresta. Per ricostruirla quindi sarebbe stato necessario l’abbattimento di alberi secolari, gli unici che potevano avere la lunghezza giusta per la ricostruzione. Non so esattamente quante querce siano state abbattute ma il progetto originale prevedeva l’abbattimento di 1000 alberi. Una scelta resa possibile dal fatto che non consideriamo gli alberi molto più che oggetti naturali, adatti per abbellire le nostre passeggiate. Proprio come consideriamo le piante delle nostre case arredi di bellezza per la vista, alle quali possiamo dimenticarci di dare particolare attenzione.

Il punto è proprio questo: noi diamo attenzione a ciò che consideriamo vivo e a ciò a cui diamo valore. Tutto quello che consideriamo inanimato – cioè privato di anima e quindi senza valore – riceve un’attenzione diminuita, un affetto smorzato. D’altra parte, penserai, non si può dare valore a tutto. Peccato però che a volte finisca in questo trattamento inanimato propria la cura di noi stessi. Ci trattiamo come se fossimo scontati e ci risvegliamo solo quando sentiamo il rischio della perdita. È la perdita che misura il valore. Così quando venne quantificato il numero di querce secolari che sarebbe stato abbattuto ci fu chi protestò per l’eccidio (non sarebbe stato considerato un eccidio se invece che di alberi si fosse trattato di animali?).

Nello stesso modo ci guardiamo con premura quando qualcosa ci fa temere per la nostra salute e guardiamo con premura una relazione quando la sentiamo a rischio. Il resto, il tempo intermedio tra una paura e l’altra, sta nell’indifferenza e nel dimenticatoio. Il dimenticatoio è la cantina della nostra anima, quel luogo dove accumuliamo gli oggetti prima di scegliere, anni dopo, di buttarli via. E se invece scegliessimo di dare valore a quello che conta? Se scegliessimo di chiederci “ha importanza?” prima di decidere a cosa dare la priorità? Se ci ricordassimo di dare l’acqua non solo a fiori ma anche a noi stessi, ogni giorno? Non sarebbe bello questo rigoglio?

Quali sono le conseguenze del mio comportamento? Sto arrecando un danno a me stessa o agli altri? Se me la prendo con qualcuno, ha importanza? Se mi sento giustificata a farlo, ha importanza? Ha importanza se chiedo scusa? Quale dramma sarà innescato da queste parole o da una determinata azione? Avranno un impatto più ampio sul mondo? Pema Chödrön, Accogliere l’inaccettabile

Pratica di mindfulness: Iniziare la gentilezza

© Nicoletta Cinotti 2022 Reparenting ourselves. Ritiro di mindfulness e bioenergetica

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