James Pennebaker è uno psicologo sociale con una passione particolare: la macchina della verità. Nel corso degli anni ha collaborato con l’FBI e la CIA per analizzare i report delle persone sottoposte alla macchina della verità e aiutare gli investigatori a dare un significato alle variazioni dei dati fisiologici che la macchina della verità registra. Una strana macchina quella della verità perché, anche se i suoi report non possono essere considerati una confessione né una prova, ha consentito a molte persone di confessare i loro reati.
La cosa che però interessava di più a Pennebaker non era la variazione dei parametri in presenza di una “bugia”, quanto la loro normalizzazione quando poi la persona arrivava a dire la verità. Per quanto quella verità potesse significare ammettere un reato i parametri parlavano chiaro: dire la verità calmava. Il conflitto interiore è attivato dal mentire, dal trattenere ma non dal condividere. Questa è una delle ragioni per cui, in situazioni di stress, abbiamo bisogno di parlare con qualcuno o, come facciamo in tempi di social, di condividere le nostre opinioni o le opinioni che sentiamo vicine alla e nostre. Condividere e dire la verità diminuiscono il livello di attivazione interiore. A volte.

Altre volte però esporsi ad un numero soverchiante di informazioni, ed esporsi ad informazioni emotivamente intense aumenta il nostro stesso livello di attivazione producendo una specie di contagio emotivo in cui rischiamo di trovarci con le emozioni amplificate dalle emozioni degli altri. Cosa fare?

Come al solito il neutro arriva in nostro soccorso. In questo caso il neutro è avere moderazione: moderazione nell’esporsi alle informazioni, senza evitarle ma, anche, avere attenzione rispetto all’uso dei social e delle condivisioni perchè rischiamo di fermare il contagio del virus ma di alimentare il contagio emotivo da stress, paura e depressione. Previsioni catastrofiche è facile farle e altrettanto facile trovare strade alternative magiche quanto improbabili. Non diffondiamo l’esagerazione. Guardiamo se possiamo provare a diffondere la moderazione e la sospensione del giudizio. È tutto così nuovo che non sappiamo prevedere gli esiti. Possiamo immaginarli ma in momenti come questi immaginarli potrebbe condurci a scenari dettati dall’umore più che dalla ragione. Inoltre, a volte, pur di esercitare il nostro benamato controllo preferiamo prevedere catastrofi certe piuttosto che aspettare e vedere come va a finire.

Proviamo a percorrere una strada diversa: la strada della moderazione nell’esporsi alle notizie, nel condividere notizie che non sono davvero utili. Seguiamo le indicazioni della retta parola: asteniamoci da parole aspre, false o menzognere. Asteniamoci dalle parole vane, domandiamoci se le nostre parole possono recare danno agli altri e asteniamoci dalle parole che possono ferire. Perché le parole, tutte le parole, si posano sul cuore e lì lasciano un’impronta.

Come fare a non trattenere? Scrivilo. Scrivilo su un quaderno, scrivilo seguendo il flusso di coscienza, senza preoccuparti della sintassi e della grammatica. Lo scrivi per te, perchè dire la verità – come ha scoperto James Pennebaker – calma. Perché dire la verità, come afferma Gregory Kramer, è il passo che coltiva la consapevolezza. Non aggrappiamoci alle parole inutili, non lasciamoci andare senza consapevolezza del potere delle parole

La pratica personale della retta parola consiste nel parlare consapevolmente, con un minimo di comprensione della nostra tendenza ad aggrapparci e a lasciar andare. Gregory Kramer

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti Pratiche informali di ordinaria felicità

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