Siamo abituati a ragionare in termini di distanza e vicinanza. Sono termini facili da vedere: possiamo coglierli con uno sguardo. Stiamo vicini a quello che è piacevole e sicuro, ci allontaniamo dallo spiacevole e da ciò che ci fa paura. Evitiamo di metterci in pericolo – per quanto ci è possibile – misurando la distanza.

Misurare la distanza ci serve anche per progettare quello che dobbiamo fare: sappiamo quanto tempo ci occorre proprio perché abbiamo imparato a misurare la distanza in termini temporali e in misura metrica. Poi è arrivato il Covid e ha ribaltato tutto. Stare vicini non è più sinonimo di sicurezza mentre lo è stare lontani. E il tempo necessario per fare anche la più semplice azione quotidiana – andare a fare la spesa – diventa non più misurabile. Né è più misurabile l’affetto con la vicinanza. Più vuoi bene a qualcuno, più ti è caro e più è importante proteggerlo con la distanza. Abbiamo ribaltato i termini velocemente e abbiamo bisogno di una nuova unità di misura. Non più visibile agli occhi ma visibile al cuore. Ecco perché non possiamo più pensare solo in termini di vicinanza e distanza ma è necessario pensare in termini di prossimità.

La misura della prossimità non sta nello sguardo: i nostri occhi possono vedere in un attimo quello che è vicino e quello che è lontano. La vera misura della prossimità è il cuore. Se il nostro cuore è aperto possiamo essere prossimi anche se distanti. Se il nostro cuore è chiuso non c’è vicinanza fisica che possa aprirlo. In attesa di tornare alla vecchia misura di distanza e vicinanza domandarsi cosa è prossimo al nostro cuore rende la distanza meno solitaria e la vicinanza una misura autentica della nostra disponibilità. Domandarci a chi e a cosa il nostro cuore è prossimo ci dà una misura di quanto è aperto. Miroslav Holub, poeta e immunologo ceco,  ci dice qualcosa che forse tutti noi sappiamo: per capire a cosa somiglia il cuore dobbiamo guardare fuori oltre che dentro perché nessun cuore in cui ci sia posto solo per noi è davvero un cuore. Un cuore in cui ci sia posto solo per noi è una necessaria pompa idraulica che porta il sangue ma non la vita.

A cosa somiglia il cuore?
(…)Ma quanti l’han dipinto, quelli sanno
che innanzi tutto avrebbero dovuto
dismettere gli occhiali,
il loro specchio,
gettar via la matita punta fine
e la carta carbone
e molto, molto a lungo camminare
all’aria aperta,
via di casa, fuori. Miroslav Holub

Pratica di mindfulness: Apri la porta

© Nicoletta Cinotti 2020 Meditazione e poesia

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