Qualche anno fa una canzone di Franco Battiato parlava della ricerca di un centro di gravità permanente. Potremmo immaginarlo come una sorta di ancoraggio che permetta di non perdere l’equilibrio anche di fronte a grandi tempeste. Simile a quello di certe bambole con la pancia tonda che rimangono sempre in piedi. Nelle tradizioni orientali questo centro di gravità di chiama Hara ed è di qualche centimetro sotto l’ombelico. In ogni caso, al di là del luogo fisico, è la sensazione di essere centrati, in un luogo metafisico, che potrebbe essere definito il nostro centro di gravità.

Per molte persone questo centro di gravità è interno. Per altre è esterno. Sono le persone che investono molto – forse troppo – nelle relazioni e quindi trovano il loro centro di gravità nello spazio della relazione. A volte in un punto che è il luogo d’incontro tra le due persone. A volte il loro centro di gravità è totalmente spostato all’esterno e loro sono come palloncini legati ad un filo. Il filo è nelle mani dell’altro che le trasporta a loro piacimento.

Se il nostro centro di gravità è relazionale siamo dipendenti per il nostro benessere dal benessere della relazione. La relazione va bene? Siamo le persone più felici del mondo. Va male? Tutto diventa una catastrofe! Ma, soprattutto, siamo impotenti perché la bilancia è totalmente spostata all’esterno.

Qualche giorno fa, leggendo degli ennesimi casi di femminicidio, qualcuno si domandava come fosse possibile che due donne intelligenti – le ultime due vittime – non si fossero accorte del pericolo che si celava in quella relazione. Per accorgersi del pericolo il centro di gravità – per continuare ad usare questa metafora – deve essere interno. Se, invece, il centro di gravità è relazionale, ti accorgi che la relazione va male (magari ti colpevolizzi pure perché va male) ma non sei obiettiva/obiettivo nel conoscere l’altro. Conosci solo la relazione. Molte donne sono allevate così: non è una esclusiva femminile ma gli uomini per i quali il baricentro è relazionale sono una minoranza. Si chiama dipendenza di campo: il fatto che ci sia una relazione e che vada bene è considerato un elemento che dà valore alla persona. Senza relazione valiamo meno. Per alcune persone essere senza relazione significa valere pochissimo. Questo è vero per le vittime e per i carnefici, convinti che, senza quella relazione, il loro valore sia disintegrato. E allora disintegrano la persona che li ha abbandonati.

Abbiamo bisogno di essere aperti e protesi per poter entrare in una relazione ma è necessario che il centro di gravità sia interiore. Spostare il cuore all’esterno non ci rende più capaci di amare: ci rende solo vittime delle incerte vicende relazionali. Inoltre se il tuo centro di gravità è relazionale gli altri ti sembreranno sempre responsabili della tua infelicità. Ma la felicità è una partita il cui risultato dipende da noi e non dalla squadra in cui giochiamo. Non sono gli altri gli autori della nostra felicità: siamo noi.

Dimentica l’illuminazione.
Siediti ovunque tu sia
E ascolta il vento che canta nelle tue vene.
Senti l’amore, il desiderio e la paura nelle tue ossa.
Apri il tuo cuore a chi sei, proprio ora,
Non chi vorresti essere.
Non il santo che stai cercando di diventare.
Ma l’essere proprio qui davanti a te, dentro di te, intorno a te.
Tutti voi siete santi.
Sei già sempre di più
Di qualunque cosa tu possa sapere.
Espirare, toccare, lasciar andare. John Welwood

Pratica del giorno:Praticare Grounding

© Nicoletta Cinotti 2019 Scrivere la mente nel territorio dell’amore

PS: Gli ultimi due giorni non sono arrivati i post  per un problema relativo all’aggiornamento del sito. I post sono stati pubblicati regolarmente. In ogni caso, qualora dovesse ripetersi un simile problema, puoi verificare se i post sono stati pubblicati andando sul sito www.nicolettacinotti.net/blog. Ringrazio quanti mi hanno scritto (in tanti, devo dire la verità) per segnalarmi il problema. Alcune erano mail scritte in burocratichese della serie “Segnalo che qualcosa non funziona…grunt…come mai?“. Altre erano mail che, educatamente, esprimevano apprensione. Della serie “Come stai? Tutto bene? È successo qualcosa?” Oppure “Non mi vuoi più? Ho fatto qualcosa di sbagliato e mi hai mandato via?” In ogni caso ho provato grande e sincera gratitudine. Perché ho capito che questo blog, che amo e curo come un figlio (anche con gli inevitabili errori che si fanno con un figlio), non è solo mio. È nostro. E questo è esattamente quello che desideravo: che fosse nostro. Se fosse solo mio perderebbe senso e valore per me. Grazie di cuore. Nicoletta

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

leggi come usiamo i tuoi dati (informativa sulla privacy)

 

Vuoi ricevere

Iscrizione Completata con Successo!