Non tutti amano la poesia e non tutti dicono di capirla: malgrado questo la poesia non è qualcosa di estraneo perchè il linguaggio della poesia è strutturalmente simile al linguaggio della mente. E, in effetti, anche capire la mente non è facile e qualche volta vorremmo staccare la testa, appoggiarla sul comodino e andarcene in giro liberi per un po’ di tempo.

Intanto la poesia ha corpo

Quando impariamo a parlare le parole nascono dall’esperienza percettiva e spesso, da bambini, le parole nascono come gesto prima di diventare suoni. Questo ci permette di dire che esiste una fisicità delle parole che è data non solo dal suono ma anche dalla sensazione fisica che proviamo mentre le pronunciamo. È per questo che la poesia ha tanto spazio vuoto: tanto bianco: perchè ogni parola acquista risonanza e valore. È per la stessa ragione che una poesia ha bisogno di essere letta ad alta voce per essere davvero sentita.

Perchè la poesia ci fa provare sensazioni e le sensazioni disegnano le linee di risposta neuronale

La poesia ha il linguaggio del corpo di chi la legge

Racconto spesso che mente e corpo sono un’unita funzionale. Reich parlava addirittura di identità funzionale mente corpo per affermare che ciò che accade nella mente ha una risonanza nel corpo e viceversa. Questo vuol anche dire che il nostro linguaggio, con la nostra personale sonorità disegnata dalla struttura del corpo, fa sì che abbia una diversa risonanza. La poesia mette insieme la corporeità del linguaggio e la struttura della mente, offrendo un’esperienza di integrazione tanto utile quanto più siamo abituati alla distanza tra ciò che sentiamo e quello che, invece, pensiamo.

In una società che tiene sempre più conto dell’utile l’inutilità della poesia risulta indispensabile. Donatella Bisutti

Nella poesia succede tutto come nelle sensazioni

Quando abbiamo una sensazione non possiamo dire che accada qualcosa: è un evento mentale che rimane personale se non lo trasformiamo in una azione. Eppure succede tutto.  Anche nella poesia non succede niente se non che si produce una sensazione. Quindi accade proprio la stessa cosa che accade con le sensazioni: non capiamo spesso da dove arrivino ma hanno la forza di cambiare il panorama interiore. Cos’hanno in comune poesia e sensazione? L’anello di congiunzione è l’emozione.

L’emozione produce una sensazione che il poeta cerca di riportare in parole. Per chi legge o ascolta la poesia avviene un passaggio inverso in cui le parole producono la sensazione che è legata a quella esperienza andando a pescare nel magazzino della memoria che è sempre un magazzino emotivo. La memoria non funziona solo in senso cronologico, anzi, potremmo dire che funziona prevalentemente in maniera associativa proprio come la poesia. La memoria non ha ragione, anche se lo crediamo, non è fotografica: è sensoriale e associativa e la poesia non fa altro che usare questo stesso strumento associativo per riattivare immagini e sensazioni.

La memoria è una fabbrica che non smette mai, fa i turni di notte e non ha festivi. Il lupo slaccerà i ricordi, uno per uno e ne farà, fiocchi di neve. Il vuoto sarà vasto, e alto e profondo, lo chiamerai carezza. Allora senti. Chandra Livia Candiani

L’emozione e il magazzino della memoria

L’emozione che la poesia trasmette attiva il magazzino della memoria e sveglia una serie di catene associative e sensoriali. È così che ci parla la poesia: perchè risveglia la sensazione e, in questo senso non abbiamo bisogno né di rime né di oggetti poetici per essere risvegliati da quelle parole. Qui avviene però il miracolo poetico. Perchè la poesia ci fornisce degli stimoli associativi che noi metteremo insieme in modo personale, a seconda della nostra esperienza. Così, anche se quella poesia non l’abbiamo scritta noi, diventa un fatto strettamente personale, come se fosse nostra e unica. La nostra fantasia l’ha resa indimenticabile.

È poeta anche chi legge

In questo modo, come dice Donatella Bisutti nel suo piccolo grandissimo libro La poesia salva la vita, è poeta anche chi legge perchè la poesia è come un contenitore: verrà riempito da ciò che sta nella nostra mente e il poeta ci fornisce i suoi ingredienti che noi renderemo unici, proprio come facciamo quando cuciniamo seguendo la ricetta di un grande chef. E qui arriva il contenitore della mente: la nostra mente è binaria: funziona per opposti. Comprendiamo il vicino per via del lontano. Il migliore per via del peggiore; l’amore per via dell’odio. Sono questi opposti che fabbricano la nostra mente e la fabbricano proprio come una poesia. Il problema però sono proprio le emozioni: che fare se ci sembra che sentire faccia male? In genere facciamo un po’ di ottundimento. Le parole ci offrono un’altra possibilità: addomesticare pensieri selvatici cercando le parole precise ci permette di comprendere le nostre emozioni, sentirle in profondità senza che queste dominino la nostra vita.

Così, scrivere e leggere poesie è un modo per addomesticare quella mente che a volte vorremmo lasciare sul comodino. Possiamo, invece portarla con noi e lasciare che ci parli nel modo migliore per comprendere noi stessi: le parole semplici ed essenziali della nostra mente originaria.

© Nicoletta Cinotti 2018

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Bibliografia

Donatella Bisutti,La poesia salva la vita

Matthieu Villatte, Mastering the Clinical Conversation

Foto di ©Heliophobia600

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