Lo psicologo Daniel Simons ha fatto molti esperimenti che illustrano fino a che punto manchiamo cose in apparenza ovvie perché la nostra attenzione si è diretta automaticamente da qualche altra parte. Per la propria ricerca ha architettato un esperimento nel quale un attore, per strada, fermava una persona qualunque chiedendole informazioni; mentre il passante dava le indicazioni, altre due persone con una porta ingombrante si frapponevano bruscamente tra i due. Nel momento in cui la porta lo copriva alla vista del passante, l’attore che aveva chiesto informazioni veniva sostituito da un altro del tutto differente nell’aspetto. Quest’ultimo era vestito con una giacca diversa nello stile e nel colore, non indossava un maglione, non aveva i capelli a spazzola; perfino la voce era completamente diversa.

Nonostante tutto ciò, solo una metà circa delle persone interpellate aveva notato la sostituzione dell’interlocutore. Questo dimostra precisamente con quanta facilità possiamo lasciarci assorbire da quello che stiamo facendo, e quali potenti effetti collaterali ciò possa presentare. È quasi come se la mente si lasciasse espropriare della coscienza, lasciando il pieno controllo al pilota automatico. Il nostro pilota automatico sarà anche inopportuno, ma di per sé non è un errore.

Anche se ci può piantare in asso in qualunque momento, rimane una delle più grandi risorse della natura umana: ci permette di ovviare temporaneamente a un difetto che tutti gli animali condividono, il fatto di potersi concentrare solo su una cosa alla volta o, nella migliore delle ipotesi, di prestare un’attenzione intermittente a un numero limitato di cose. La nostra mente ha una strettoia nella cosiddetta “memoria operativa” che ci consente di contenere solo poche cose alla volta, possibilmente semplici.

Se ci sono troppe informazioni a sguazzare per la mente, la memoria operativa trabocca. E cominci a sentirti stressato. La vita sembra scivolarti via dalle dita; inizi a sentirti impotente; la mente pare “congelarsi”, ogni tanto, rendendoti indeciso e sempre meno consapevole di ciò che ti accade intorno. Diventi smemorato, esaurito, senza più risorse. È come quando un computer si fa sempre più lento man mano che apri nuove finestre: in principio non te ne accorgi ma poi, superata una soglia invisibile, il computer si trascina sempre più a rilento, finché non va in stand by e poi si blocca del tutto.

A breve termine, il pilota automatico ci permette di estendere la memoria operativa generando le abitudini: se ripetiamo una cosa per più di un paio di volte, la mente collega fra loro tutte le azioni necessarie a portare a termine quel compito brillantemente, con fluidità.

È facilissimo, però, perdere il controllo cosciente del pilota automatico: un’abitudine può finire per metterne in moto un’altra, che ne avvia un’altra ancora… e così via. Per esempio potresti andare a casa dopo il lavoro, per abitudine, dimenticando di aver preso appuntamento con un amico per bere qualcosa insieme. Gli automatismi possono assumere surrettiziamente il controllo della tua vita in tanti modi diversi, in apparenza insignificanti. Con il passare degli anni questo può diventare un problema enorme, se cedi al pilota automatico un controllo sempre maggiore sulla tua vita e anche su molti dei tuoi pensieri. Le abitudini innescano pensieri, i quali innescano altri pensieri che finiscono per innescare ancora più pensieri abituali. Mark Williams, Daniel Penman

© www.nicolettacinotti.net Addomesticare pensieri selvatici Foto di ©AleDigitale85

Eventi correlati: Il protocollo MBSR. La prossima serata di presentazione si terrà a Genova mercoledì 29 Marzo alle 20 in via Frugoni 15/2. Iscrizioni su Eventbrite

 

 

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