Emozione e ragione sono state a lungo considerate due aree, separate e spesso in contraddizione, che esprimono istanze diverse delle nostre motivazioni interiori. Questa posizione ha subito un radicale cambiamento con i risultati delle ricerche delle neuroscienza affettive. Quello che oggi sappiamo è che abbiamo un sistema emotivo di base che è fondamentale per lo sviluppo del nostro sistema di pensiero. Non solo emozione e ragione non sono separate ma il nostro sistema cognitivo nasce dalla qualità delle emozioni di base che sperimentiamo nel nostro sviluppo. Emozioni di base che vanno a costruire un sistema di credenze e pensieri che può diventare piuttosto rigido e insindacabile, proprio perché rafforzato dalla nostra fiducia, spesso incondizionata, nella giustezza delle nostre idee.

Dal punto di vista clinico questa è una vera rivoluzione che spinge a lavorare sui pensieri negativi a partire dalle emozioni sottostanti e dai correlati corporei che tali emozioni attivano. Il processo di cambiamento cosi non è più solo pensato come un processo che parte dagli aspetti di pensiero per modificare le nostre risposte emotive ma piuttosto sarà una esplorazione delle emozioni sottostanti e delle risposte implicite corporee che consolidano tali emozioni e il relativo sistema di pensiero. Un cambiamento quindi a doppio senso: che parte dal corpo per arrivare alla mente e dalla mente per arrivare al corpo, come aveva, con felice intuizione, anticipato Lowen.
Questo significa anche che ci sono emozioni che possono promuovere la crescita e il cambiamento e altre emozioni che, attivando i sistemi difensivi, ostacolano questo cambiamento, come spiegato, con efficace sintesi dalla teoria sul sistema polivagale espressa da Porges.
Le emozioni di base che contribuiscono alla strutturazione del nostro sistema cognitivo sono state definite dalla neuroscienza affettiva secondo i seguente elenco:

  • Ricerca; questo sistema è coinvolto in tutti i processi motivazionali. L’attivazione di questo sistema è percepibile come piacere e eccitazione di vivere. Questo sistema media il desiderio e le intenzioni che stanno dietro le nostre azioni e stimola il nostro coinvolgimento con il mondo. Quasi tutte le dipendenze traggono spunto dalla risposta dopaminergica di questo sistema che porta verso una ricerca orientata in maniera crescente verso la ricompensa e il ben-essere. È un substrato di tutti i processi emotivi, dalla costruzione di legami sociali alla ricerca di sicurezza
  • Paura; questa risposta mira a segnalare il pericolo, suscitando risposte di fuga o congelamento. È strettamente collegato al sistema della rabbia e aumenta il nostro senso di ansia. Questo sistema è responsabile di molti disturbi su base ansiosa e disturbi fobici, nonché di molti dei sintomi delle sindromi post-traumatiche da stress.
  • Rabbia;normalmente viene attivata dalla frustrazione e dalla costrizione e dai fallimenti del sistema di ricerca. È intrecciata con il sistema della paura e produce, in condizioni di pericolo percepito, una risposta di attacco. Ovviamente, sia per il sistema della paura che della rabbia, il pericolo percepito può essere una falsa attribuzione di pensiero. Molti problemi emotivi nascono dall’inibizione della rabbia e l’irritabilità aggressiva è altamente non regolata nel trauma e può essere rivolta sia agli altri che a se stessi… L’esperienza e l’occasionale espressione della rabbia, espresse in modo regolato, possono essere estremamente adattative, portando sentimenti di rafforzamento, assertività, e padronanza di sé.
  • Piacere; Questo sistema giunge alla piena maturazione con la pubertà ma è presente fin dalla nascita e addirittura prima ed è strettamente collegato al sistema di ricerca. Svolge un ruolo essenziale nei processi di transformance, cioè nei cambiamenti autoregolati. Le radici del piacere sono essenzialmente una esperienza corporea che viene rinforzata dalla risposta ottenuta nell’ambiente.
  • Cura. Il sistema di cura e quello di ricerca sono strettamente collegati tra di loro e sostenuti da cambiamenti nei flussi ormonali, principalmente ossitocina, prolattina ed estrogeno – ormoni presenti, in quantità diverse sia nell’uomo che nella donna –
  • Panico; È l’altra faccia del sistema di cura e rappresenta l’angoscia di separazione che scatena un potente dolore intra psichico. Questo sistema attiva il rilascio di corticotropina, l’ormone dello stress, cosi come il sistema di cura stimola il rilascio di ossitocina, prolattina ed estrogeni. È probabilmente il sistema responsabile della regolazione degli affetti depressivi. Una attivazione precipitosa di questo sistema può essere la causa degli attacchi di panico. È il sietma reo stabile di molti disturbi psichici ed è strettamente connesso con la depressione perché è il dolore della perdita sociale, della solitudine, legato alla deprivazione materna quando si è piccoli e alla perdita di status sociale da adulti. Viene spesso dimenticato che nei disturbi d’ansia esiste una permanente sensazione di tensione e di affetti negativi che può attivare sia la risposta di panico che quella di paura.
  • Gioco; questo sistema è quello che ci rende pienamente animali sociali e interagisce sia con il piacere che con il sistema di cura e di ricerca. Non è lasciato al caso ma siamo geneticamente predisposti a stabilire legami di attaccamento, capacità di comprensione delle regole sociali e affetti attraverso esperienze di gioco condivise.

Ad ognuno di questi sistemi corrisponde una specifica risposta cerebrale ma oltre a queste emozioni di base esistono ovviamente molte altre emozioni che sono connesse a questi sistemi. Il punto di vista delle neuroscienze affettive è che le emozioni possono essere una strada a doppio senso: possiamo utilizzare le nostre espressioni emotive, esplicite e volontariamente attivate, per modificare il nostro umore e più generiamo azioni emotive e maggiore sarà la forza affettiva che potrà generarle. Possiamo cioè percorrere la strada del rinforzare e riconoscere gli affetti positivi come uno strumento per cambiare il nostro modo di pensare a noi stessi e alla nostra vita.

© Nicoletta Cinotti 2014


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