Ci sono due equivoci fondamentali rispetto alla verità: il primo è che possa esistere una verità oggettiva, che va bene sempre e per tutti. Il secondo, collegato al primo a doppia mandata, è che si possa dire agli altri la verità su di loro. Credo che sia per queste due ragioni che la verità gode la fama di essere una rompiscatole.

Nella pratica di mindfulness si parla sempre di una verità situazionale, soggettiva, che è vera in quelle specifiche condizioni, personali e collettive. Quando la verità psicologica si cristallizza non è più una verità viva: è qualcosa di immobile che serve per darci un punto di riferimento, un luogo dal quale siamo partiti che diventa un luogo del passato e non del presente.

La convinzione che la verità sia una, una sola e che duri per sempre è fortissima. Eppure tutti noi, se guardiamo indietro, ci accorgiamo che rispetto a molti eventi abbiamo cambiato prospettiva perché, crescendo in saggezza, abbiamo colto altri aspetti. Come diceva Federico Fellini ad un certo punto ami i tuoi errori perchè ti hanno dato tanto, ti hanno reso la persona che sei. Che fare in quei momenti della verità? Qual è in quei momenti la verità? La verità è che hai sbagliato o che hai imparato?

In ogni caso possiamo scegliere se dare voce alla nostra verità: la verità che, invece, va sempre rispettata, è quella degli altri. Dire a qualcuno “tu sei così, e cosà, per questo e quest’altro motivo”, vuol dire mettersi nei guai. Non perché gli altri non vogliono ascoltare le cose come sono ma perché c’è una responsabilità individuale nella verità che va rispettata. Se non la rispettiamo manca la base per creare una relazione autentica e sincera. Ho visto molte persone che hanno iniziato a nascondere la verità per proteggersi da relazioni in cui c’era troppa intrusività. Molti genitori, con la scusa di dover controllare, diventano poliziotti che umiliano i propri figli per ragioni inutili. Non siamo noi che dobbiamo svelare agli altri “come stanno le cose”: ognuno si avvicina alla verità che può sostenere. Può sembrare scomodo ma è così: non tolleriamo tutta la verità fino a che non siamo illuminati (è una battuta:-).

Fare coming out – qualunque sia la dichiarazione intima di noi che intendiamo esprimere – è il momento in cui scegliamo di nascere. Il momento in cui apriamo la porta alla verità senza vergogna ma con pudore. Essere scoperti è, invece, il momento in cui muore la fiducia negli altri. Non giocare a guardia e ladri con la verità: la verità non è un reato da smascherare ma il tesoro personale di ciascuno di noi. Quello in cui si rivela chi siamo e ci sorprende chi potremmo diventare.

Ho scoperto che con gli anni i tuoi errori e i tuoi rimpianti impari ad amarli come figli. Federico Fellini

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

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