Durante l’ultimo incontro di Mindful Eating un partecipante al corso condivide con il gruppo che l’unica cosa che riesce a fare durante la settimana è la meditazione formale di 10 minuti al mattino. Si sente in colpa che non riesce a fare altro, né la meditazione prima di mangiare, né sentire il suo stomaco; quando inizia a mangiare si ricorda di posare la posata nel piatto tra un boccone e un altro, ma dopo 2-3 bocconi si dimentica e comincia a mangiare velocemente, poi si ricorda di nuovo e fa qualche altro boccone consapevole e poi si dimentica ancora. La sua mente era molto giudicante per questa serie di comportamenti che io trovavo un enorme cambiamento positivo nella sua vita: stare seduto in silenzio per dieci minuti al giorno e ricordarsi ad ogni pasto di mangiare qualche boccone essendo presente a se stesso! La sua mente, invece, gli diceva che doveva fare di più, che era un “buono a nulla” perché non approfittava di queste 8 settimane di corso per mettere in pratica quello che stava imparando ad ogni incontro, che per la sua salute e per dimagrire dovrebbe fare ogni giorno tutti gli esercizi proposti.

Far dimagrire i pensieri

Quello che gli ho proposto è di far dimagrire i pensieri e non il corpo. Gli ho ricordato che durante questo corso impariamo a dare il giusto spazio alla mente, facendo appunto dimagrire i “pesanti” pensieri imparando a dare il giusto spazio al corpo, imparando a percepire i segnali e le sensazioni presenti momento per momento. Sono le sensazioni che ci guideranno attraverso la loro saggezza e pian piano anche il corpo dimagrirà.

Come scrivo nella prefazione all’edizione italiana del libro “Mindful eating. Per riscoprire una sana e gioiosa relazione con il cibo” di Jan Chozen Bays, che uscirà tra un mese,

“I miei pazienti spesso mi dicono: “la dieta è una questione mentale”, intendendo che se, loro per primi, non riescono a porre abbastanza attenzione, non riescono ad avere abbastanza forza di volontà, non riescono ad esercitare il controllo su se stessi, non sono abbastanza convinti o motivati, allora la dieta non riesce. Tutto vero. Ma fino ad un certo punto. Tutto vero, ma dicendo così ci si è dimenticati dell’altra metà della storia: il corpo. Quel corpo che dovrebbe andare insieme alla mente. Imparando a stare nel corpo e a stare con il cibo che entra nel corpo entriamo in contatto con il piacere e non con la privazione, ci permettiamo di scegliere un alimento piuttosto che un altro, anziché dover avere sufficiente forza di volontà per rinunciare, scopriamo il gusto e arricchiamo la nostra esperienza di alimentarci piuttosto che restringerla e costringerla ad un atto quasi impuro, ci sentiamo forti mangiando qualcosa che ci dà proprio l’energia di cui abbiamo bisogno in quel momento, piuttosto che colpevoli di non aver saputo dire di no.

Tenendo corsi di Mindful Eating con diversi gruppi di persone ho imparato che essere presenti a se stessi in maniera gentile e non giudicante è molto utile per tutti, non solo per chi vuole o deve perdere peso e non ci riesce, per chi ha un disturbo del comportamento alimentare o semplicemente una relazione complicata con la propria alimentazione, o per chi mangia in maniera compulsiva, ma anche per persone che soffrono di gastrite, di reflusso gastro-esofageo, per chi ha il diabete, per chi soffre di gonfiori addominali e colite, o per chi si è sottoposto o dovrà sottoporsi ad un intervento di chirurgia bariatrica. Riconoscere che esistono diversi tipi di fame (non solo quella organica, che l’autrice chiama fame del corpo, ma ad esempio anche quella del cuore), imparare a soddisfarli in maniera appropriata (e non solo con il cibo) e accogliere le proprie emozioni e i propri bisogni senza giudicarli fa una differenza enorme. Ricordarsi di sé, imparare a dare valore alle sensazioni del corpo, imparare a percepire il piacere, il fastidio, o anche sensazioni neutre che provengono dal corpo è un ottimo esercizio che permette di non arrivare al sintomo, al bruciore di stomaco, al gonfiore, alla crisi ipoglicemica, che sono la manifestazione dell’urlo del corpo, che non sa più come fare a farsi ascoltare”.

Per leggere il libro in Italiano devi aspettare il mese di Maggio, ma se sei curioso della storia di questo libro, te la racconta questo post: Una storia genovese!

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© Paola Iaccarino Idelson 2018

 

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