Fortunatamente non siamo le nostre esperienze. Qualunque esse siano. Iniziamo a prenderne le distanze e a non identificarci, come se in fondo non ci riguardassero. Perché in fondo è così. Perché c’è un luogo dentro di noi, che è il pun to fermo della nostra vita, un luogo da cui guardare le cose in modo diverso. In cui viverle invece di giudicarle. Comprenderle, abbracciarle, invece di condizionarle o dominarle in modo che rispondano ai dettami di quell’aguzzino instancabile e insaziabile che è la nostra personalità. Non di tratta di fare magie, dunque. Non ci sono formule da recitare, energie da convogliare. Non c’è Harry Potter con la bacchetta. Ci siamo solo noi con la nostra onestà. Così come siamo. Nulla di speciale.

Molti secoli dopo il Buddha, fu chiesto al patriarca Chan, Yunmen (860 – 949 d.C.), un uomo molto saggio, “Quali sono gli insegnamenti che valgono una vita intera?” e Yunmen replicò “Una risposta adeguata”. Per Yunmen ciò che contava era se le parole o gli atti di una persona sono una risposta idonea alla situazione contingente, non se si accordano con una qualche verità astratta o con ciò che riteniamo giusto. Se cambiamo il nostro modo di vedere, iniziamo a capire che tutti noi, nessuno escluso, possiamo essere felici come un Buddha. Gotama aveva visto e interiorizzato non solo il meccanismo con cui funziona la nostra mente ma anche come i fatti della vita si muovano uno collegato all’altro come anelli di una catena e di una rete. Un’immagine ben presente nell’antica mitologia indiana dove si racconta che nel cielo di Indra esista una rete di perle disposta in modo tale che, osservandone una, si vedono tutte le altre riflesse. Nello stesso modo, ogni oggetto nel mondo non è semplicemente sé stesso ma contiene ogni altro oggetto e, in effetti, ogni altra cosa. È così che il Buddismo vede la realtà e tutto ciò che vive sul nostro pianeta. Una realtà dove siamo tutti collegati e dove tutti partecipiamo a questo grande spettacolo della vita.

Il cipresso nel cortile

Un anno partecipai a un ritiro con il maestro zen americano Bernie Glassman (www.zenpeacemakers.org). (…) Il luogo che ci ospitava era un centro culturale di Torino, più simile a un ufficio che ad un centro di meditazione. Infine il focus non era su un percorso di meditazione tradizionale ma la formazione di una rete di costruttori di pace. Un modo di strutturare un contesto di pratica davvero inusuale. Non a caso. L’intento era proprio quello di cambiare la prospettiva che usiamo comunemente per avvicinarci alle cose del mondo. Nella nostra vita quotidiana il più delle volte la strategia che mettiamo in atto è quella gestionale, improntata all’efficienza e al controllo. Ottimizziamo il tempo e le risorse, ottimizziamo le esperienze e i vissuti in modo da ottenere da ogni situazione i migliori risultati (…) Selezioniamo e sezioniamo la realtà tenendo ciò che ci serve ed escludendo ciò che consideriamo un ostacolo alla felicità. Proprio qui sta il paradosso. Che finisce per portarci nel terreno di inadeguatezza,, incomprensione, separazione e sofferenza. È tutto in quel meccanismo, in quel sistema binario del cervello che separa A da B.

Nei momenti in cui, invece, ci concediamo di stare semplicemente lì, senza una agenda particolare da seguire, senza aspettative o giudizi, in quei precisi momenti di apertura scorgiamo la possibilità di una vita diversa, di una dimensione, di un’altra prospettiva sulla quale impostare la nostra esistenza. È proprio qui che inzia il percorso, invece di concludersi. Questa condizione è lo spazio, la possibilità di una pratica che ci conduca alle nostre aspirazioni interiori più autentiche. Ecco che si torna alla semplicità quotidiana dei piccoli gesti, dello stupore per i momenti di serenità e di luce che facciamo entrare nelle stanze della mente piene di oggetti e ragnatele. Quella straordinarietà che non ha nulla di speciale, tanto cara ai maestri zen che, interrogati sul vero senso degli insegnamenti, si limitavano a rispondere, “Il cipresso nel cortile” oppure ” la fetta di dolce sul tavolo”

©Stefano Davide Bettera Felice come un Buddha

Stefano Davide Bettera sarà a Genova, Venerdì 22 Marzo alle 17, al Museo di Sant’Agostino, Piazza Sarzano 35 R, per presentare “Fai la cosa giusta: sii felice”, insieme a Laura Guglielmi e Raffaele Mastrolonardo. Con il Patrocinio del Comune di Genova.

Alla sera alle 21 ci sarà la pratica di meditazione in studio in Via Frugoni 15/2 che, per l’occasione sarà open: porta un amico!

 

 

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