Dirò la verità: c’è la festa della mamma, la festa del papà, la festa dei nonni, la festa degli innamorati ma quella dei figli non è ancora stata pensata. io proporrei di farla coincidere con la festa della mamma che è un momento in cui celebrare la gratitudine per quello che è stato e per quello che è questo rapporto. Un rapporto no. sempre facile ma necessario. Senza i nostri genitori non saremmo diventati le persone che siamo adesso!

Credo che nessun psicologo sottovaluti il ruolo che hanno le mamme nella vita delle persone. Così oggi mi trovo in un ruolo triplice: sono mamma, figlia e psicologa. Una triplice alleanza così può avere effetti disastrosi! Comunque quello materno è un ruolo mai sottovalutato (anzi) e mai solitario perché le mamme costruiscono attorno a sé delle tribù. Spesso la abilità materna sta proprio nella capacità di tenere insieme una piccola tribù trans-generazionale. Insomma, come dice una barzelletta ebraica, la differenza tra una mamma e un terrorista è che con il terrorista puoi sempre trattare, con una mamma no!

E sai perché con una mamma non si può trattare? Perché sono sempre in due: ogni mamma ha dietro di sé una nonna ( e se non ha una nonna ha un’amica, una sorella, una babysitter, un’altra donna )

Le donne infatti hanno un fortissimo istinto verso la cura personale del bambino ma un istinto altrettanto forte verso la ricerca di una socialità più allargata che le sostenga. Tanto che uno dei segnali di stress e depressione materna è proprio un eccessivo isolamento. Una madre che pretende di farcela da sola non è una madre che sta bene. È una madre che cerca di raggiungere uno standard ideale perfezionistico (e quindi poco salutare) oppure è una madre che si avvia su una strada di depressione. In entrambi i casi non andrebbe lasciata sola. Infatti, quando le risorse sono insufficienti, anche l’istinto materno diminuisce offrendo minore qualità di cura, di motivazione e di impegno, come sanno molto bene i servizi sociali dei Comuni italiani, alle prese con nuove povertà. La prima è proprio la povertà della solitudine che porta molte madri a non essere in grado di curare i propri figli.

La visione idealizzata della madre inoltre tende a sottovalutare il fatto che una madre con figli piccoli ha bisogno di ricevere tante cure quante ne offre, se non vogliamo che il suo stress ricada sull’equilibrio familiare e, in particolare, sulla relazione con il partner. Un partner che non sa offrire alla compagna un sostegno adeguato alla cura dei figli compra un biglietto per la lotteria della separazione senza saperlo. Potrebbe scoprirlo molti anni dopo, quando ormai sarà troppo tardi per uscire dalla lotteria. Perchè su questo le donne non dimenticano.

L’antropologa Sarah Hrdy data attorno al 1950 la nascita dell’idea della famiglia nucleare, un progetto realistico solo in relazione al boom economico post seconda guerra mondiale, in cui un solo stipendio era sufficiente per garantire benessere economico. Oggi le donne non solo rivendicano il loro diritto alla crescita professionale ma un solo stipendio è raramente adeguato alle nostre esigenze di vita. In questo momento di decrescita (neanche tanto felice) è ancora realizzabile? Qual è il prezzo che pagano le donne e le famiglie in questa epoca economica/storica in cui anche i servizi per l’infanzia sono in una condizione di contrazione degli investimenti?

Insomma la famiglia nucleare, nella nostra storia evolutiva è un blip in time, una brevissima e recente apparizione, contraddetta, almeno in Italia, dalla natura, soprattutto familiare, del nostro welfare. Le famiglie vanno avanti perché possono contare sull’aiuto economico e pratico delle rispettive famiglie d’origine. Quando questo aiuto manca le difficoltà crescono in maniera esponenziale per le piccole famiglie nucleari che dovrebbero realizzare un miracolo impossibile: ricchi (per garantire il meglio ai propri bambini), professionalmente realizzati (per combattere la frustrazione), genitori perfetti (per essere veramente di successo) e soli: Wonder Woman pensaci tu!!!

 

Libri per non essere sole (o per non sentirsi sole)

Credo di aver imparato a fare la mamma attraverso il mio lavoro in un asilo nido durante gli anni dell’università. E di aver perfezionato la mia esperienza della maternità attraverso i figli di mio marito. Insomma ho imparato a fare la madre partendo dalla distanza e non considerando “miei” i bambini di cui mi occupavo.

 

Un grande aiuto in questo senso sono stati alcuni libri che mi hanno fatto straordinaria compagnia. Sono libri non solo da leggere ma anche e soprattutto da “mettere in pratica”. Libri che mi hanno aiutato a capire cvhe ogni generazione ha uno stile materno diverso e che essere una buona madre spesso significa essere diverse dalla propria madre almeno per il 30%; essere madre di sé stesse per il restante 30%; essere in grado di fare una tribù per il 10%; ed essere diversa per ogni figlio per il restante 30% perhè ogni bambino ha bisogni educativi diversi e i manuali che parlano in generale dei bambini fanno più danni che aiuti.

L’esperienza della maternità è un’esperienza di contatto e in questo piccolo libro sono raccolti massaggi per ogni età, a partire dalla nascita. La cosa più bella è che alcuni di questi massaggi non sono solo per i bambini ma anche per i genitori. Il massaggio bioenergetico dolce infatti è un tipo di massaggio che viene fatto a partire dai 40 giorni dopo la nascita e che aiuta lo stabilirsi del legame di attaccamento madre/bambino ma aiuta anche la madre a ristabilire un legame di attaccamento con il proprio partner. Durante la maternità e il parto infatti l’intimità fisica e sessuale cambia profondamente e spesso è utile re-imparare una diversa attrazione fisica. Infine la nascita di un bambino/bambina non comporta solo la nascita di una madre ma anche il tornare a galla della bambina che questa madre è stata con il riaffiorare delle difficoltà legate al rapporto con la propria madre e con il bisogno di riparare ferite lasciate in sospeso

Questa idea che quando nasce un bambino torna anche la bambina che siamo state è un’idea centrale nel Mindful Parenting di Susan Bögels e getta le tappe per diventare genitori di sé stesse. Non è una rinuncia a ricevere aiuto o sostegno ma è, piuttosto, il riconoscimento di come le nostre figure genitoriali introiettate possono riaffiorare proprio con l’esperienza della genitorialità.

Insieme alle figure dei nostri genitori tornano a galla anche i bisogni non soddisfatti della parte di noi che è rimasta bambina. Non rimaniamo bambini perché siamo immaturi, come qualcuno potrebbe pensare. Rimaniamo bambini perché da piccoli non abbiamo ancora sviluppato un pensiero riflessivo che ci aiuti a comprendere quello che succede. Il riemergere del passato è un invito: un invito a comprendere riflessivamente quello che è accaduto per non ripeterlo.

In continuità con questa idea è il libro di Daniel Siegel e Mary Hartzell, Errori da non ripetere. Daniel Siegel è una delle figure eminenti nel campo della psicologia evolutiva con un orientamento alla mindfulness che include il lavoro sui Sistemi Familiari Interni di Richard Schwatrz. Conoscere la propria storia non in modo narrativo e biografico ma con consapevolezza ci aiuta a non ripetere alcuni errori educativi che hanno lasciato un segno dentro di noi, un segno che potrebbe propagarsi di generazione in generazione.

In questo libro, organizzato con molti esercizi pratici, abbiamo la possibilità di riconoscere il momento in cui si riattivano modalità dis-funzionali di risposta e la possibilità di prendersi cura di noi per prendersi cura dei nostri figli.

Le situazioni che ci fanno da interruttore, che i bambini scatenano con l’intuizione alla verità che li contraddistingue, diventano occasioni di guarigione e i figli in questo sono, come dice Jon Kabat-Zinn “maestri zen a domicilio”

La vita famigliare può essere un ambito perfetto per la pratica di consapevolezza, ma non per chi ha il cuore tenero, per gli egoisti, i pigri, i romantici inguaribili. Crescere i figli è uno specchio che costringe a guardarsi in faccia e questo libro, scritto a due mani da Jon e sua moglie Myla, è una guida perfetta. Sorpattutto per chi non medita. Infatti malgrado Jon Kabat_zinn abbia meditato per tutta la vita, malgrado uno dei loro figli sia uno stimato insegnante di meditazione e la figlia un’insegnante yoga, Myla non ha mai meditato. Questo semplice fatto rompe un pregiudizio: che la meditazione sia qualcosa che possiamo fare solo ad occhi chiusi.

Alcune pratiche sono molto informali: per esempio quella della sintonizzazione sul respiro. È la ragione per cui tenere un neonato in braccio ha un effetto rilassante. Tenendolo in braccio – senza accorgercene – iniziamo a sintonizzarci sul suo respiro che è diaframmatico e profondo. E così anche il nostro respiro diventa diaframmatico e profondo. Questo può diventare uno straordinario elemento di relazione e connessione, anche quando iniziano a crescere. E un modo per insegnargli, di fatto, cosa significa stare in contatto con il respiro. Fare attenzione al respiro degli altri ci può permettere di comprendere come stanno reagendo alle cose che accadono.Tanto più vero per un bambino: osservare il movimento del respiro in un bambino ci permette di dare un’occhiata alla loro vita, in una specie di “inside out”.

Rallentando e osservando il respiro delle persone a cui siamo vicini possiamo guadagnare una visione più intima e profonda, senza che questo richieda parole. Una visione che approfondisce non solo la nostra conoscenza dell’altro ma anche di noi. Certamente questo può essere un modo per condividere la propria pratica in famiglia: sintonizzarsi con il proprio respiro e “cercare” il respiro dell’altro, per respirare insieme.

Genitori efficaci, di Thomas Gordon, ormai credo reperibile solo in formato kindle, è uno dei libri “must to read” per mamme e papà che non sottovalutano come essere genitori significhi aver cura non solo degli aspetti pratici ma anche di quel grande bacino di intimità che è la comunicazione. È un libro originale anche se datato che porta l’attenzione su alcuni pregiudizi tipici e sull’importanza dell’essere consapevoli dei propri stili comunicativi. Anche in questo caso ci sono esercizi pratici che possono accompagnare al cambiamento e alla consapevolezza.

Romanzi? Perchè no

 

Il gusto sui romanzi è estremamente personale e quindi qui rivelo il mio amore per i lati oscuri della maternità e dell’esperienza dei figli. Con dei romanzi romanzi che ho amato tantissimo.

Il primo è “Lasciami andare madre”, la storia vera di Helga Schneider la cui madre l’abbandonò volontariamente a causa del suo impegno nel nazismo, durante la seconda guerra mondiale

Il secondo è “I miei luoghi oscuri” (da leggere solo per veri amanti del noir) ed è anche questa una storia vera. La storia dell’ossessione di James Ellroy per il noir che nasce dalla morte, per omicidio, della madre. Una morte rimasta senza colpevole. Un caso che James Ellroy proverà a riaprire dopo 36 anni  con la speranza, vana, di trovare il colpevole o maggiori indizi sulle circostanze della sua morte.

Il terzo è “Di madre in figlia”, una storia al femminile che attraversa quattro generazioni partendo da Varsavia e arrivando a New York e che disegna un meraviglioso quadro al femminile.

Maria Grazia Calandrone, Splendi come vita e Ocean Vuong, Brevemente risplendiamo sulla terra scrivono e descrivono una storia di perdono. Una difficile relazione materna in cui riescono a mantenere intatto il legame d’amore. Li ho letti con ammirazione e più volte mi sono domandata se io avrei continuato ad amare. Loro l’hanno fatto e questo testimonia che, forse, potrei farlo anch’io.

Auguri mamma, auguri di cuore, tra te e me montagne di libri, sepolcri di diversità, e la sorpresa che la genetica non è mai un fatto ma una possibilità

© Nicoletta Cinotti 2022

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