Il Cammino di Santiago non finisce veramente a Santiago. Si conclude un centinaio di chilometri dopo, a Finisterre. Il luogo in cui la terra incontra l’oceano, quello che si credeva fosse la fine del mondo conosciuto.

Arriviamo spesso a Finisterre, in quei momenti in cui non sappiamo dove andare, non sappiamo cosa fare. Quei momenti sono la nostra personale geografia di Finisterre. Sono i momenti in cui il presente, quello che abbiamo vissuto, incontra il futuro. Non sappiamo davvero quale può essere la direzione da seguire, e l’impressione è che, davanti a noi, ci sia il vuoto. L’incertezza della decisione. In quei momenti abbiamo due possibilità: possiamo scegliere se tornare indietro e cercare nel passato un rifugio abbastanza confortevole rispetto alla paura di andare avanti. Oppure iniziare una conversazione interiore con la realtà e con la nostra mente. Sono questi i momenti in cui è fondamentale ascoltare la nostra voce perché è l’unica mappa a nostra disposizione: il luogo dove il presente si trasforma in un futuro non ancora conosciuto. Il luogo in cui dobbiamo attraversare la linea d’ombra tra ciò che sappiamo e ciò che non sappiamo. Questo è il momento in cui o siamo noi a scrivere la mente o la nostra mente scriverà noi facendoci percorrere strade già conosciute.

Quando siamo arrivati a Finisterre nessun altro può darci indicazioni. Simbolicamente a Finisterre si lascia qualcosa, qualcosa verrà bruciato per lasciar andare e riprendere un nuovo cammino. Spesso quello che ci rende difficile ascoltare la nostra voce è proprio la paura che ci inviti a lasciare qualcosa. Qualcosa che, ironicamente, non ci appartiene già più. Eppure facciamo fatica a lasciarlo. Sono le nostre illusioni, quelle che la realtà, gentilmente, ostinatamente, ripetutamente, ci ricorda di lasciar andare. Quelle che la nostra voce vorrebbe indicarci per poterle abbandonare. Quelle a cui ci teniamo aggrappati nella convinzione – sbagliata – che ci offrano un futuro sicuro.  Ma quale maggiore sicurezza del riconoscere che una completa novità ci aspetta? Quale maggiore sicurezza dell’accettare che tutto ciò che inizia ha anche una fine?  Quale maggiore forza del lasciare che le cose arrivino a compimento – a Finisterre – per poi lasciarle andare?

Il più grande ostacolo alla scoperta non è l’ignoranza ma l’illusione della conoscenza Daniel Boorstin

Pratica di mindfulness: Lasciar andare (Meditazione live). Versione breve “Lasciar andare”

© Nicoletta Cinotti 2018 Scrivere la mente Photo by Sergio Vilas on Unsplash

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