L’amore è un’emozione o una capacità che possiamo apprendere e coltivare? È una domanda sulla quale siamo molto preparati per esperienza personale.

L’amore è entrambe le cose: si manifesta come emozione ma impariamo a provare questa emozione all’interno delle nostre relazioni significative. Impariamo in famiglia, dai nostri genitori e dai nostri fratelli – o gruppo di amici – le diverse declinazioni che l’amore può assumere. È per questo che la fine di un amore non ci lascia tranquilli: sappiamo che la nostra capacità di amare può aver avuto un ruolo. Inoltre, per quanto questo possa farci soffrire, sappiamo anche che possiamo ritirare il nostro amore, proprio perché è una capacità e non solo un’emozione, il legame affettivo che ci lega ad un’altra persona può, nel tempo, diminuire fino a scomparire.

Fratelli e sorelle: una specie in via di estinzione?

Qualche tempo fa una collega e amica ha avuto un problema di salute abbastanza serio. Sapendo che è single e che vive sola in un’altra città rispetto all’unico genitore vivente mi sono preoccupata che potesse avere poca assistenza. Così, per tranquillizzarmi, mi ha inserito nel gruppo whatsapp dei suoi amici. E ho assistito al miglior gruppo di “fratelli” che abbia mai incontrato! Perché “fratelli”? Perché, all’interno di una relazione tra pari – senza gerarchie – erano capaci di affetto, pragmatismo e sostegno proprio come si dovrebbe fare tra fratelli.

Sempre di più stiamo diventando figli unici: le famiglie numerose, in Italia, sono in diminuzione. Su oltre 16500 nuclei familiari ben 6000 sono costituiti da figli unici, contro i 4400 costituiti da due figli (Dati censimento ISTAT 2011). Questo vuol dire che, in prospettiva futura, perderemo le relazioni tra fratelli sostituite da quelle dei gruppi di pari: persone con le quali condividiamo una storia – a volte anche molto lunga – e interessi comuni. A volte molti più interessi comuni di quelli che condividiamo con i fratelli. Come mai la relazione tra fratelli o sorelle può essere difficile?

Gerarchia o affiliazione?

Le relazioni tra fratelli sono condizionate da due elementi: i sentimenti di invidia e gelosia e l’ordine di nascita. Se si supera efficacemente questi due ostacoli possono essere una fonte di affetto molto più duratura di quella genitoriale visto che, per età, possono essere molto più longevi dei nostri genitori. Se, invece, non riescono a superare questi ostacoli molto spesso sono relazioni che si interrompono. Eppure è all’interno della relazione con i fratelli che impariamo a gestire la competizione e a sviluppare la generosità e la solidarietà tra pari.  Nella relazione tra fratelli incontriamo il primo “open space” della nostra vita: un luogo in cui lottare per avere il proprio spazio tenendo conto della presenza degli altri.

Tra fratelli impariamo che l’amore ha componenti non sessualizzate che rientrano lo stesso nella categoria “amore”, tanto che, lo sviluppo anche di sentimenti di amicizia rende molte coppie più durature di quelle esclusivamente basate sulla relazione sessuale. Sicuramente nella relazione tra fratelli – o tra amici – impariamo un aspetto importante per la nostra vita relazionale: come e quanto coinvolgersi nel rapporto con gli altri? Come sviluppare le nostre abilità sociali? Non è solo qualcosa che possiamo imparare dai genitori: amici e fratelli ci insegnano i comportamenti socialmente accettabili e quelli che suscitano esclusione e rifiuto.

Esistono tre Scale che valutano la relazione attuale e quella passata tra fratelli adulti.
– L’Adult Sibling Relationship Questionnaire (ASRQ) (Lanthier et al., 2001a; Lanthier et al., 2001b), con tre sottoscale che indagano “Calorosità”, “Conflitto” e “Rivalità”.
– La versione “Then” della Sibling Type Questionnaire (Stewart et al., 1998).
– La versione “Now” della Sibling Type Questionnaire (Stewart et al., 2001).
Le ultime due valutano le seguenti dimensioni: reciprocità, critica, indifferenza, competitività e desiderio.
La relazione fraterna, secondo questi questionari, può dividersi in cinque tipi di raggruppamento: ‘Supportivo’, ‘Bramoso’, ‘Apatico’, ‘Competitivo’ e ‘Ostile’. Mi sembra che già così capiamo in che direzione possiamo andare quando parliamo di fratelli. Non è difficile immaginare che questo possa condizionare le nostre relazioni tra pari una volta adulti. Insomma è più facile avere amici se sei stato figlio unico che se hai avuto relazioni difficili con i tuoi fratelli o sorelle.

Nella relazione tra fratelli impariamo anche un’altra cosa importante: abbiamo delle qualità e possiamo attirare l’attenzione per le nostre qualità personali. Così se mio fratello è bravo a giocare a calcio io posso sempre diventare eccezionale a suonare il piano oppure cercare di togliere il primato iniziando una competizione su chi gioca meglio a calcio. Alla fine tutto apre uno spaccato su un aspetto dell’amore. Ci sono dei favoritismi.

Chi è il favorito di mamma e papà?

Anche se i genitori tendono ad ammetterlo con difficoltà l’amore genitoriale non è scevro da favoritismi. Troviamo degli esempi nella Bibbia – Giuseppe e i suoi fratelli, la parabola del Figliol Prodigo, la primogenitura di Esaù – che dimostrano che essere il favorito non è detto che sia la situazione migliore del mondo, anche se esiste il segreto desiderio dentro di noi di occupare un posto speciale nel cuore dei nostri genitori (e dei nostri capi!). In uno studio sulle differenze familiari, condotto per 15 anni da Jill Suitor, Meaghan Gilligan e Carl Pillar, furono intervistate 435 madri in età tra i 75 e gli 82 anni e i loro figli: 835 adulti che avevano un’età media di 50 anni circa. Le interviste orientavano le domande in modo che le madri potessero parlare del figlio nei confronti del quale si sentivano più emotivamente vicine, più orgogliose e, viceversa, dei figli con i quali avevano avuto più conflitti e dai quali si sentivano di essere state più deluse. A distanza di sette anni dalla prima intervista le loro scelte rimanevano stabili e venivano accompagnate da rassicurazioni basate sul fatto che amavano tutti i figli nello stesso ma…qualcuno lo amavano nello stesso modo con qualcosa in più. Cosa fa sì che ci sia quel qualcosa in più?

  • La condivisione degli stessi valori rispetto alla religione, alla politica, alla vita
  • l’ordine di nascita: in genere gli ultimogeniti sono i favoriti
  • i figli con cui ci sono più conflitti sono le figlie femmine
  • i figli più amati sono quelli che hanno scelto un partner che è diventato parte integrante della famiglia di origine
  • i figli più amati sono quelli che sanno stare fuori dai guai

I figli si accorgono di questi favoritismi?

Nella ricerca i racconti delle madri sono stati confrontati con i racconti dei figli. La visione dei figli ha parecchie distorsioni e i racconti coincidevano solo per il 50% per quanto riguardava il conflitto, per scendere ad un 39% quando si trattava di sapere cosa rendeva orgogliose le madri o da che cosa potevano essere state deluse. Ciononostante questi vissuti rispetto alla propria posizione in famiglia non sono senza conseguenze. Questa percezione della presenza di un favoritismo aumenta la conflittualità tra fratelli dentro la famiglia e la tendenza a sviluppare aspetti depressivi. La notizia abbastanza schioccante è che anche i figli che sono stati i favoriti sviluppano una tendenza depressiva perchè spesso sono i figli che vivono la sensazione di non “fare mai abbastanza” e sono irrealisticamente coinvolti con la cura dei genitori anziani. Irrealisticamente significa che fanno fatica ad accettare gli aspetti fisiologici legati all’invecchiamento.

Alla fine cosa dobbiamo fare?

Non è obbligatorio avere dei favoritismi ma è importante che i genitori riconoscano che questo può succedere e che questo influenzerà il livello di conflitto tra fratelli togliendo una risorsa importante: quella di una relazione adulta con persone che hanno avuto la nostra stessa storia. Inoltre se abbiamo la sensazione di essere stati i figli sfavoriti potremmo essere esageratemente sospettosi nelle relazioni professionali e sviluppare aspetti di ipercompetitività. La nostra vita sociale è inevitabilmente contraddistinta da elementi di ranking – elementi gerarchici – ed elementi di linking che sono la nostra capacità di avere relazioni tra pari. Se siamo iper-competitivi avremo molta difficoltà a sviluppare relazione tra pari soddisfacenti e tenderemo ad essere esageratemente possessivi nelle relazioni affettive a causa di sentimenti di invida e gelosia. Se dobbiamo assumere qualcuno capire cosa è successo nella sua storia familiare ci darà qualche idea su cosa potremmo aspettarci rispetto alla collaboratività e rispetto alla motivazione.

Insomma, tutto sommato essere figli unici non è poi così male! Basta avere dei genitori che sostengano le nostre relazioni sociali e ci permettano di costruire una rete di fratellanza virtuale che spesso è più solida e duratura di quella reale.

© Nicoletta Cinotti 2019

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