Da dove nasce la nostra tendenza a dividere anziché ad unire? La risposta è semplice: nasce dall’infanzia, quando iniziamo a difenderci da ciò che è sovrastante per noi e quindi usiamo una difesa semplice e primitiva, una difesa da bambini, la dissociazione.

Quando quello che accade supera la nostra finestra di tolleranza, lo mettiamo in un cassetto separato dal resto per mantenere integre le nostre abilità ancora tenere. La dissociazione è alla base anche della separazione mente/corpo: iniziamo da piccoli a dare una importanza maggiore a quello che pensiamo e a mettere in secondo piano quello che sentiamo. Tutta la nostra educazione emotiva è, in realtà, una educazione razionale. Crediamo di insegnare così a non essere impulsivi e, invece, molte volte, insegniamo solo a dividere il pensiero dalle sensazioni.

Se la dissociazione non è eccessiva, funziona benissimo. Possiamo aver assistito ad una scena emotivamente intensa e pochi minuti dopo essere di nuovo in grado di giocare sereni. Oppure essere in grado di giocare sereni mentre nella stanza accanto i nostri genitori stanno discutendo in modo poco civile. I bambini sono degli esperti in dissociazione. Molte volte i genitori arrivano e mi dicono “Malgrado tutto mi sembra un bambino sereno”. Sì, perché la dissociazione ha proprio questo scopo: permetterci di crescere malgrado tutto. È uno straordinario meccanismo protettivo.

Il problema può essere quando, una volta diventati adulti, continuiamo a funzionare a cassetti separati perché non riusciamo a tollerare l’intensità emotiva. O meglio abbiamo una tolleranza dell’intensità emotiva troppo bassa e quindi separiamo troppo. Lo possiamo fare in tanti modi ma non è qualcosa di cui ci accorgiamo. Ci accorgiamo solo che funzioniamo a compartimenti stagni e che filtra poco tra un compartimento e l’altro. C’è un segnale quando usiamo troppo la dissociazione: dimentichiamo. Perché, ovviamente, nel passaggio da una esperienza all’altra qualcosa si perde e spesso, quello che si perde è il filo della memoria.

Dietro molta amnesia infantile c’è proprio questo: la dissociazione.

Possiamo sempre invertire questa modalità di azione difensiva. Basta cercare di tenere insieme tutto quello che è presente: basta usare la consapevolezza aperta e, respiro dopo respiro, impareremo a tenere di nuovo insieme anziché a separare.

La consapevolezza può dare l’impressione di espandersi in tutte le direzioni a partire da un centro localizzato al nostro interno; per questo mi sembra la « mia » consapevolezza. Ma è solo un tiro mancino dei nostri sensi, proprio come la sensazione che ogni cosa nell’universo sia in relazione con il punto esatto in cui ci troviamo perché ci capita di trovarci lì a guardarci intorno. In un senso, forse, la consapevolezza è in effetti centrata su di noi: nel senso che noi siamo un nodo localizzato di recettività. In senso più fondamentale, non lo è: la consapevolezza non ha né centro né periferia, come lo spazio stesso. Jon Kabat Zinn

Pratica di mindfulness: La consapevolezza aperta

© Nicoletta Cinotti 2019 Tornare al corpo

Photo by Samuel Zeller on Unsplash

La copia di questo contenuto non è consentita

Iscriviti alla nostra newsletter ed unisciti alla nostra comunità.

Riceverai per 7 giorni un post quotidiano di pratica.

Poi potrai scegliere se iscriverti alla rivista Con Grazia e Grinta che esce ogni Domenica oppure alla Newsletter quotidiana con spunti di pratica e link a file audio di meditazione

I tuoi dati personali saranno tutelati  nel rispetto della privacy del GDPR e non saranno diffusi ad altri.

Subscribe

* indicates required
Vuoi ricevere
Email Format

Iscrizione Completata con Successo!