Gli errori degli altri e Zack

I difetti sono faccende strane. È più facili vederli da fuori che da dentro. Perchè guardare fuori è una funzione legata alla vista: guardiamo gli alberi, il cielo, le persone e tutto questo è naturale e semplice. Come aprire gli occhi.

Guardare dentro invece è in parte un atto spontaneo ma, per quanto riguarda le emozioni è, in larga parte, un atto deliberato. Spesso velato da uno degli ostacoli della consapevolezza: torpore, irrequietezza, dubbio, rabbia o paura.

Così apriamo gli occhi e Zack! vediamo l’errore del nostro vicino. Chiudiamo gli occhi e Zack! rimuginiamo sul torto che abbiamo subito. Finché c’è solo Zack è difficile vedere in che modo ci muoviamo e in che modo, magari, abbiamo contribuito a quella situazione. Chi è Zack, direte voi? Zack è il fulmine, la velocità, il pretendere di vedere e capire tutto subito. Zack è la velocità di giudizio, è il sapere – sempre – cosa è giusto e cosa è sbagliato. A volte è il nostro avvocato difensore, a volte è il giudice degli altri. Zack non ci mette in gioco. Anzi ha una regola: vedremo i nostri errori solo quando incontreremo qualcuno che non sbaglia mai. Riconosceremo quello che gli altri hanno fatto di buono per noi solo a patto che non ci sia nessun torto da rivendicare. Ogni giorno lo incontro: incontro il mio e quello degli altri. Rimango sempre stupita della sua fretta: chissà dove starà correndo. Peccato non si fermi spesso a parlare, scappa sempre da un posto all’altro perchè la sua irrequietezza è difficile da frenare. Perchè se si fermasse Zack vedrebbe che l’errore è solo un passo nel processo di apprendimento. E il senso di colpa che cerca di instillare in colui che ha sbagliato è solo l’ombra della sua paura: quella che gli fa temere di non essere perfetto.

L’antidoto a tutta quella paura, a tutto quel senso di colpa fu fare un passo indietro e ascoltare la voce tranquilla del cuore. Stavano scoprendo ciò che un numero infinito di persone avevano scoperto nei secoli: che se vogliamo trovare la vera pace dobbiamo ascoltare la voce tranquilla della compassione e ignorare le voci rombanti della paura, della vergogna, del senso di colpa. Penman D., Williams M.

Pratica di mindfulness: Addolcire, confortarsi, aprire

© Nicoletta Cinotti 2016 Le radici della felicità

Foto di ©mh__photo

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