Mio padre è in ospedale e uno immaginerebbe mia madre affranta e preoccupata. La chiamo alle 6.30 di mattina (l’unico modo per avere la speranza di trovarla in casa). Non risponde. Riprovo a distanza di mezz’ora a ripetizione. Risponde alle 7.30 dicendomi che si sentiva in colpa sapendo che la cercavo e per questo è rientrata a casa: tagliava le rose. Sembra che se non le tagli all’alba non vada bene. Alle 11 prende l’autobus per andare in ospedale. Torna a casa con quello delle due e si fa circa due chilometri a piedi sotto il sole. La chiama mio fratello: è sfinita dalla stanchezza dice che non sa se arriverà a casa. Visto che ha 83 anni la riteniamo un’ipotesi possibile. Da quel momento, ogni mezz’ora io e mio fratello chiamiamo a casa per sentire se è arrivata. Non risponde nessuno. Alle 18,30 la trova mio fratello: già che era fuori è andata dal parrucchiere ma, giura, stasera non andrà alla processione del paese. Troppo stanca. Alle 21 la chiamo: non risponde. Provo fino alle 23.30 poi sfinita dalla irritazione vado a letto: non dormo. Penso che tanto meglio se vado da loro subito, mentalmente ho già fatto la valigia tre volte. La chiamo prestissimo: era andata alla processione ed è tornata a mezzanotte e mezza. Con sua cognata: nessuna delle due risponde al cellulare. Non sappiamo perché lo abbiano ma vi assicuro che non rispondono. Proprio come mio figlio. Quando – raramente – mi risponde, sobbalzo dalla sorpresa. Mia sorella dice che dovremmo metterle una badante: credo che sarebbe molto difficile. Più che una badante dovrebbe essere una podista.

Oggi vado da lei: è più riposante che inseguirla telefonicamente. Potrei dire che mi occuperò di loro ma non è vero. Loro faranno ancora finta di doversi occupare di me e io cercherò di sfuggire alle loro premure mentre mi occuperò – presumibilmente in incognito – di tutte quelle cose di cui loro non sanno più occuparsi. Sono indomabili. Conosco diverse persone che sono così. Sono arrivata a formulare una teoria al riguardo (mentre aspetto che mi risponda al telefono faccio sempre parecchie teorie!). Hanno avuto una vita molto difficile: la guerra ha segnato molti lutti e molte perdite, anche materiali, oltre che umane. Hanno costruito molto di più di quello che avevano proprio perché dentro di loro c’è questo spirito indomabile: lo stesso che trovo in molte persone con una storia difficile.

Anni fa lessi una ricerca sulla plusdotazione: una percentuale alta di bambini plusdotati nasce in situazioni di disagio socio-economico o di disagio affettivo. Usano la loro intelligenza per la ragione più semplice del mondo: sopravvivere e vivere. Dentro ognuno di noi c’è una parte indomabile. Nella mia teoria, la comodità della vita corrompe questa parte: è per questo che amo tanto la fatica fisica. Cerco di coltivare la mia indomabilità. Un anno fa mia madre non riusciva più a camminare per un episodio neurologico. È stato il suo carattere che l’ha rimessa in piedi (anche troppo come si evince dal racconto!). Quando strutturiamo una vita comoda verifichiamo di non far addormentare la nostra indomabilità. Ci servirà. Quando disobbediamo alle regole imposte dagli altri, verifichiamo se lo facciamo per tutelare questa specie protetta: quella degli indomabili. Tempo fa una pediatra che conosco è andata a visitare i bambini migranti che arrivavano a Genova dopo una lunga traversata in mare. Erano state allertate le strutture sanitarie perché, visto il viaggio che avevano fatto, si temeva che potesse esserci una emergenza sanitaria. Li ha trovati benissimo: appena hanno visto un pallone si sono messi a giocare nell’area allestita alle visite. Anche loro indomabili.

Che il Signore preservi la nostra indomabilità. Quella che si sviluppa nella nostra vita tutte le volte che incontriamo una difficoltà. Mettiamola così: le difficoltà che abbiamo incontrato non ci hanno solo ferito. Ci hanno resi anche più forti, tenaci e più in grado di attraversare i mari tempestosi. Fai attenzione alla comodità: può essere piuttosto costosa!

Sono convinto – ma forse è un pregiudizio da parte mia – che un divano rivela molto sul suo proprietario. Un divano costituisce un modo compatto e inviolabile. Questa però è una cosa che possono capire soltanto le persone che sono cresciute sedendosi su buoni, comodi divani. Come si cresce leggendo buoni libri o ascoltando buona musica. Da divano comodo nasce divano comodo, da divano scomodo nasce divano scomodo. Così funzionano le cose. Haruki Murakami

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

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