Primo ingrediente: meditare

Moltissime ricerche hanno dimostrato che non solo la pratica di mindfulness migliora il tono dell’umore, ma produce un cambiamento duraturo a livello della corteccia prefrontale sinistra, la parte del cervello responsabile della percezione degli stati mentali positivi. Per ottenere questi risultati – per strano che possa sembrare – non servono lunghe sessioni di meditazione: cinque minuti di pratica quotidiana sono sufficienti. La mente vaga e la distrazione attiva pensieri legati a rimuginazione e preoccupazione ma tornare al respiro è sufficiente. Mille volte vaghiamo, mille volte torniamo al respiro. La serenità guadagnata durante i mo- menti di pratica è duratura e migliora non solo il nostro senso di appagamento ma anche la nostra empatia.

Secondo ingrediente: l’attesa.
Il momento in cui si registra un picco di endorfine è quando aspettiamo di fare un’attività piacevole. Una vita ricca di soddisfazioni immediate abbassa il livello di endorfine e, alla fine, conduce più alla noia che alla felicità. Programmare qualcosa che desideriamo e che dobbiamo aspettare ci rende, nell’attesa, impazienti ma più soddisfatti perché attendere ricompense future innesca i centri del piacere nel cervello tanto quanto ottenere la ricompensa stessa. La tendenza a cercare una soddisfazione immediata e facile può diventare un’arma a doppio taglio nel momento in cui si incontra una nuova sfida.

Terzo ingrediente: gli atti gentili.
Gli atti di altruismo fanno diminuire lo stress e migliorano la salute mentale. Sonja Lyubomirsky ha scoperto che persone a cui era stato detto di fare cinque atti di gentilezza al giorno erano, alla fine della giornata, più soddisfatte delle persone che facevano parte dei gruppi di controllo ai quali non era stata data questa indicazione. Questa sensazione di benessere perdurava anche nei giorni successivi. Provare per credere, ma l’intenzionalità è fondamentale. Non vale ripensare alla sera a quanti atti di gentilezza abbiamo fatto durante il giorno. Vale scegliere intenzionalmente di fare cinque atti di gentilezza di cui siamo consapevoli nel momento in cui li facciamo.

Quarto ingrediente: trasmettere emozioni positive.
Lamentarsi, sottolineare quello che non va, non funziona. Vedere in ogni situazione l’aspetto positivo ci rende più preparati a vederne altri similmente positivi e mette i nostri interlocutori in un diverso stato d’animo. Vedere meno scene violente alla televisione – o meglio, meno televisione – contribuisce alla nostra serenità. Cerchiamo di fare attenzione alla quantità di esposizione alle lamentele degli altri. Questo non vuol dire alienarsi dai problemi, vuol dire valutare e scegliere meglio le informazioni, la loro credibilità e la loro necessità. A volte siamo inutilmente sommersi da informazioni negative che hanno solo l’effetto di alimentare una visione pessimistica della vita.

Quinto ingrediente: il corpo.
L’esercizio fisico innesca la produzione di endorfine che inducono la sensazione di benessere, riducono l’ansia, lo stress e liberano la mente. Una ricerca condotta con tre gruppi di pazienti depressi lo ha dimostrato in modo sorprendente. Ognuno di questi gruppi aveva una cura diversa: il primo gruppo assumeva antidepressivi, il secondo gruppo faceva quarantacinque minuti di attività fisica tre volte alla settimana. Il terzo gruppo entrambe le cose. Dopo quattro mesi tutti e tre i gruppi fecero registrare significativi miglioramenti. Sei mesi più tardi il 38 % delle persone che avevano solo assunto farmaci ebbero una ricaduta. Il tasso di ricaduta del gruppo che aveva assunto farmaci e praticato esercizio fisico era del 31 %. Il tasso di ricaduta del gruppo che aveva fatto solo attività fisica era del 9 %!

Sesto ingrediente: spendere soldi ma non comprare oggetti.
Le emozioni che otteniamo da oggetti materiali sono effimere, mentre spendere soldi per condividere emozioni positive con altre persone rafforza i legami sociali e genera maggiore serenità. Spendere per concerti, cene con amici, viaggi di piacere offre emozioni positive più stabili dell’acquisto di una borsa costosa. Stessa cosa vale per la spesa “pro-sociale”, ossia per le donazioni libere a enti e associazioni filantropiche. In uno studio pubblicato sulla rivista scientifica “PNAS” alcune persone hanno avuto la facoltà di scegliere se spendere del denaro per attività in grado di far risparmiare loro tempo (pulizie di casa, servizi di ristorazione per evitare di dover cucinare ecc.) o per l’acquisto di beni materiali. I risultati mostrano inequivocabilmente che chi spende denaro per attività immateriali è più soddisfatto perché “guadagna tempo per sé stesso”.

Settimo ingrediente: i punti di forza.
Ognuno di noi sa fare bene qualcosa. Ogni volta che usiamo una nostra abilità abbiamo un’esplosione di positività. Mettere in pratica un punto di forza contribuisce alla soddisfazione. Più vengono utilizzati i punti di forza nella vita quotidiana e più si è soddisfatti.

Ottavo ingrediente: la flessibilità psicologica.
Le abilità di mindfulness unite alla capacità di impegnarsi in azioni che ri- spettino i propri valori alimentano la nostra flessibilità psicologica e fisica. Meno siamo rigidi, sia mentalmente che fisicamente, e più è possibile accedere a una soddisfazione personale tenuta attiva dalla nostra motivazione. Le caratteristiche che ci rendono più flessibili psicologicamente sono le abilità che coltiviamo con la mindfulness unite a una azione impegnata e congruente con i nostri valori. L’inflessibilità è data da quei comportamenti che mettiamo in atto per stare lontani da ciò che ci spaventa, terrorizza, intristisce, da tutto ciò che giudichiamo spiacevole. All’opposto la flessibilità sorge nel momento in cui accettiamo quello che accade così com’è senza opporci al normale dolore che incontriamo mentre ci impegnano per andare verso ciò che desideriamo. Per usare una metafora, durante i terremoti, le case che reggono meglio sono quelle con le basi meno rigide, che hanno “gioco” intorno a loro e che possono “danzare” con le scosse. Facile a dirsi, faticoso ma non impossibile a farsi, perché la flessibilità psicologica può essere appresa e praticata.

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© www.nicolettacinotti.net per la Rubrica “Addomesticare pensieri selvatici”

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