Quando Galileo inventò il cannocchiale aprì nuove possibilità di esplorazione. Viveva a Venezia e i dogi della Serenissima trovarono fondamentale quello strumento, già conosciuto in Olanda, per scoprire l’arrivo delle barche con molto anticipo. Furono entusiasti del cannocchiale e del suo inventore e iniziarono a usarlo per scrutare il mare. Nessuno pensava che servisse guardare il cielo perché il cielo era ritenuto immutabile e fisso. Così all’inizio il cannocchiale fu usato solo parallelo al suolo, rivolto a guardare quello che c’era tra terra e mare.

Finché Galileo penso di rivolgerlo al cielo: un atto ritenuto inutile (e che, in seguito gli costò parecchi guai) e scoprì che il cielo non era fisso e immutabile ma che era un mondo non ancora esplorato, in movimento continuo. Noi abbiamo un cannocchiale: la nostra attenzione. Come i Dogi veneziani la usiamo di solito per guardare il mondo esterno. Per accorgerci dei pericoli, per cercare quello che ci serve. Come i dogi veneziani per il cielo possiamo credere che il nostro carattere sia qualcosa di fermo e immutabile, possiamo credere che, una volta diventati adulti, la nostra struttura non sia in cambiamento ma solo in consolidamento e, dopo un po’, in deterioramento. Quando rivolgiamo l’attenzione all’interno possiamo credere di fare un atto inutile e di conoscere già tutto ma, gradualmente, se affiniamo il nostro strumento, possiamo scoprire quanti sono i movimenti che ci riguardano e come la nostra natura sia in continuo cambiamento. Passiamo così dal credere di conoscere già tutto di noi allo scoprire che per essere intimi abbiamo bisogno di accettare di non sapere e soffermarsi su quella che sembra un’informazione inutile e che rivela, invece, moltissimo di noi e delle nostre possibilità.

L’attenzione è il nostro cannocchiale. La mindfulness è il cielo e noi siamo fatti di polvere di stelle in continuo movimento.

Sei fatto di residui di stelle, appese come luci fatate bizzarre, discrete e insieme intense come solo l’impossibile sa essere. Sono le stelle che devi ringraziare per il tuo corpo fragile e straordinario.(…) In fin dei conti non sei così delicato, sai?Sei pietra, onda e corteccia staccata dagli alberi, sei una coccinella e l’odore di un giardino dopo la pioggia. Quando dai il meglio di te ti porti dietro la parete nord di una montagna. Ella Frances Sanders

Pratica di mindfulness: Coltivare l’attenzione: i gatha

© Nicoletta Cinotti 2021 Il protocollo MBCT

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