Ieri ho fatto una passeggiata. Mi è sembrata lunghissima anche se, probabilmente, i chilometri percorsi erano pochi. L’ho fatta accanto a mia madre che cammina lentamente. Avevamo il ritmo della meditazione camminata, un passo incerto dopo l’altro. Man mano che questa lenta – e cauta – camminata proseguiva mi sono accorta che guardavo lentamente anche il paesaggio, i colori delle foglie, la maestà dell’autunno. Rallentare il passo ha rallentato anche lo sguardo che ha avuto il tempo di fermarsi su particolari che, con la mia consueta velocità, sarebbero stati disattesi.

Inizialmente quel passo mi è sembrato difficilissimo: mi sono rimproverata di quell’azzardo, sotto un cielo grigio e carico di pioggia. Ho provato quel leggero senso di imbarazzo che l’intimità con mia madre mi ha dato sempre. Non sono mai riuscita a stare davvero ferma accanto a lei. Adesso quel passo lento rendeva necessario rimanerle accanto. Ho sentito il vecchio senso di fuga sorgere e sciogliersi foglia dopo foglia, centimetro dopo centimetro. Mi sono accorta che quell’imbarazzo, per sciogliersi, non aveva bisogno di tanta psicologia: serviva tempo, non aver fretta, non correre, sempre sulle corde della fuga.

Ad un certo punto mi ha detto, “Non avevo mai visto tanti posti come quest’anno“, facendo riferimento alle gite facili nei boschi in cui l’accompagno appena posso. Forse, ho pensato, non avevamo mai condiviso tanti luoghi come quest’anno. Visti insieme perché visti lentamente. Alla fine, mi ha detto, mi regali il tuo tempo. Sì – le ho risposto – alla fine riesco a fare almeno questo regalo a te. Poi forse riuscirò a farlo anche a me.

Ti auguro tempo, per il tuo fare e il tuo pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perché te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio. Elli Michler

Pratica informale di ordinaria felicità: Oggi prova a guardare lentamente, dedica 5 minuti a guardare qualcosa senza la fretta di vederlo ma, piuttosto, con l’intenzione di avere, con quell’oggetto, quella persona, quel panorama, un breve, brevissimo spazio di intimità. Possono essere anche solo 5 minuti. Ti accorgerai come cinque minuti possono essere lunghi, lunghissimi quando siamo davvero presenti. “Mindfulness in cinque minuti”

© Nicoletta Cinotti 2020 Il protocollo MBSR

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