Quando nasce un bambino arriva al mondo con un bagaglio invisibile: i sogni dei suoi genitori, dei nonni e della famiglia in generale. Il bambino reale nasce per le vie consuete ma quel bagaglio lo porta, invece la cicogna, che non a caso ha un lungo becco: può essere un bagaglio difficile da consegnare.

Così crescendo abbiamo tre possibilità. Diventare i bambini, i ragazzi, gli adulti che volevano i nostri genitori. Realizzare i loro sogni, soddisfare le loro aspettative e, in cambio, godere dell’approvazione che si ha quando si percorre una strada meritevole. Oppure non diventare quello che volevano gli altri ma diventare quello che vogliamo noi. Iniziare a segnare così delle distanze di autonomia, di contrapposizione. A volte di ribellione vera e propria. Non è detto che sia una strada semplice ma anche la precedente non è tanto semplice: ha la difficoltà che è data dalla distanza dei loro sogni dalla nostra vera natura. Più la distanza è grande più la strada è difficile.

La terza opzione è non sapere. Non sapere bene che cosa vogliamo davvero. Essere indecisi, incerti sulla direzione, confusi tra quello che siamo e quello che dovremmo essere. Chi appartiene e a questa terra di mezzo cammina in mezzo alla paura. Si sente minacciato sia all’idea di essere sé stesso che all’idea di non essere sé stesso. Da un certo punto di vista questa terra intermedia è la più onesta. Come possiamo sapere che passo fare se non rimanendo in una relazione dialogica con la vita? È la strada degli empatici, che sentono quello che provano gli altri prima ancora di sentire quello che provano loro. È una strada in cui si procede lentamente e, a volte, si resta immobili per parecchio tempo, confusi sulla direzione da prendere. È anche la strada degli scrupolosi, quelli che si accompagnano al dubbio prima ancora che alla certezza. In ogni caso è una strada ricca di pensieri. Quando penso troppo entro in quella strada. Se mi muovo senza pensarci scelgo la strada di essere me stessa ma quando la mente prende il sopravvento l’indecisione e il dubbio salgono alla ribalta. Per strano che possa sembrare, la vergogna appartiene a questa strada intermedia in cui proviamo ad essere noi stessi ma, contemporaneamente ci vediamo con gli occhi degli altri.

Quando mi accorgo di essere in questa curva non ho altri strumenti che la tenerezza. So che dietro ai dubbi, alle incertezze, all’indecisione dimora un’intenzione onesta. Anzi forse sono un estremo appello all’onestà. È per questo estremo appello all’onestà che a volte ho parole che non posso dire e a volte ho parole che posso solo sussurrare. Le sussurro a chi, come me, non è nato con il dono della certezza. La fata che non è stata invitata al nostro battesimo ci ha regalato un cuore morbido. Dovremmo ringraziarla.

1. Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo.
2. C’è un tempo per nascere e un tempo per morire, un tempo per piantare e un tempo per sradicare le piante.
3. Un tempo per uccidere e un tempo per guarire, un tempo per demolire e un tempo per costruire.
4. Un tempo per piangere e un tempo per ridere, un tempo per gemere e un tempo per ballare.
5. Un tempo per gettare sassi e un tempo per raccoglierli, un tempo per abbracciare e un tempo per astenersi dagli abbracci. Ecclesiaste 3, 1-5

Pratica di mindfulness: Cullare il cuore

© Nicoletta Cinotti 2022. Il programma di Mindful Self-compassion. Early bird fino al 15 marzo

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