Ogni tanto faccio una revisione. Come con la macchina, che porto a controllare periodicamente per evitare di trovarmi improvvisamente a piedi. Faccio anche i controlli di medicina preventiva (quelli che riesco a fare in epoca Covid). Insomma mi piace tenere ordine anche se so che non è un’assicurazione su niente. Faccio così anche per la mia mente. Ogni tanto faccio una pratica di Reparenting e chiamo a raccolta le parti esiliate perché tenere a mente e a fuoco tutta la banda non è facile.

Allora quando ho uno spazio di tempo un po’ più lungo, durante la pratica, chiamo a raccolta la truppa. A volte non arriva nessuno. A volte le chiamo e arrivano in buon ordine e a volte mi sorprendono e arriva qualcuno che non mi aspettavo. La faccenda non è mai noiosa. Così questa volta è arrivata la giovane donna che, devo ammettere, è sempre la più scontenta perché è quella che aveva più aspettative su come sarebbe stata la sua vita. Aspettative un po’ grandiose a dire la verità. L’ho ascoltata a lungo e ho capito che il problema non sono tanto le aspettative che, inevitabilmente, abbiamo tutti. Il problema è la pretesa che si realizzino e, se non si realizzano, la pretesa che sia colpa degli altri.

Insomma avere aspettative è umano ma pretendere che tutto fili liscio non è tanto umano: è caratteriale. Spesso è facile scivolare nella pretesa ma quando facciamo così si interrompe il dialogo. La pretesa ha una posizione rigida che non contempla dialogo. Aspetta che qualcun altro risolva il problema. La mia giovane donna si aspettava molto di più. Spesso questo è il punto su cui si incagliano le giovani donne. Il molto di più diventa simbolo della mancanza, del fallimento, dell’assenza, della noia. Di quello che è mancato e che doveva esserci a tutti i costi

Allora mi metto lì, con calma, e mi sento come mio padre quando parlava a mia madre – campionessa internazionale del “molto di più” – le racconto il molto che c’è stato. Le racconto la gratitudine che apre molte porte. Le racconto che ho fatto il possibile e la ringrazio per il suo guardare sempre oltre che mi ha spinto un passo avanti ogni giorno (qualche volta mi ha spinto anche tanto da farmi cadere ma quando si dialoga con le giovani donne è meglio non puntualizzare troppo!). Poi le chiedo, invece che guardare oltre, di guardarmi negli occhi e di vedere se c’è stato, in quello che è avvenuto, sottrazione di un diritto. Le chiedo un dialogo tra ciò che ama fare e chi ama essere e allora la sua pretesa in genere si scioglie. A volte la maturità giunge in soccorso: l’abbiamo conquistata duramente e ci permette di guardare in profondità e non solo di guardare oltre. La ringrazio per il suo rimpianto perché ogni volta mi permette di guardare con occhi gentili alla possibilità di vivere il presente e il futuro meglio di come è stato il passato.

Ci guardiamo con occhi severi, occhi che non riconoscono l’intelligenza del percorso che abbiamo fatto ma solo  il fatto che il nostro stelo non è dritto. da Mindfulness in cinque minuti

Pratica di mindfulness: Le parti esiliate: pratica di reparenting

© Nicoletta Cinotti 2022 Mindfulness e psicoterapia: formazione in reparenting

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