Ogni desiderio ha in sé un seme di speranza. E la speranza che nasconde è sempre la stessa. Segreta o palese, nascosta o evidente, grande come una montagna o come un seme di sesamo. La speranza è che la realizzazione di quel desiderio ci faccia felici.

È la speranza che dà al nostro desiderio la forza propulsiva. È la speranza che offre la nostro desiderio la spinta di realizzazione. In confronto il piacere è la parte finale ma senza quell’inizio legato alla speranza nessun desiderio avrebbe la forza di muoverci verso la realizzazione di qualcosa. Eppure quella speranza è anche ciò che ci spaventa di più. Temiamo il dolore per ciò che non è stato quasi di più del dolore per quello che è avvenuto. Perchè quando la speranza non si realizza sperimentiamo proprio quel dolore: il dolore che non ha storia.

È un dolore che sembra annulli il nostro desiderio di vivere e quindi, il desiderare stesso. È vero che la speranza, con la sua apertura al futuro, e all’imprevisto, ci espone alla delusione. È vero però che senza speranza non riusciremmo a stare nella catastrofe della nostra vita. È perchè continuiamo a sperare che quella catastrofe ci sembra tollerabile.

Allora forse l’unica cosa che possiamo fare è abbracciare la speranza, non accettare sostituti alla nostra speranza di felicità e riconoscere che la speranza non è una garanzia. Non è la certezza. È quello che rende l’imprevedibile tollerabile. Quello che rende la catastrofe sopportabile. Quello che ci ricorda che il cambiamento è sempre possibile. Non rinunciare alla speranza per non soffrire, non rinunciare al desiderio per non sbagliare. Il problema non è la speranza: il problema è la pretesa che le cosa vadano esattamente come avevamo sperato.

Rinunciare alla pretesa apre un mondo di speranza in cui non saremo soddisfatti o rimborsati però saremo vivi.

Un’emozione (un vuoto) soltanto osservata emergerà e svanirà da sé: la lasciamo lì buona, ne accettiamo la momentanea esistenza ed ecco che arriva la calma. Kankyo Tannier

Pratica informale di mindfulness: Per un minuto essere semplicemente attenti a ciò che cambia e a ciò che compare

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© Nicoletta Cinotti 2018 Il protocollo MBSR

Photo by Jez Timms on Unsplash

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