Raramente i nostri traumi sono atti unici. Spesso sono cumulativi e ci insegnano un modo di rispondere al dolore che diventa una risposta automatica.

Le nostre difese sono un esercito che ha sempre la stessa divisa. In genere ci sono un paio di corpi armati, al massimo tre, ma ognuno di questi corpi armati ha tanti soldati, tanti personaggi di diverso grado. Alcuni hanno l’ambizione di comandare e avere il polso della situazione a portata di mano. Tenterebbero volentieri un colpo di stato – da veri dittatori – facendo prevalere il loro punto di vista su quello di tutti gli altri.

Quando ci troviamo in particolari difficoltà non è insolito che si verifichi proprio questo: riemergono vecchie modalità difensive e ci sembra di essere tornati indietro di anni. In termine tecnico si chiamano ricadute. In pratica le nostri parti difensive prendono il sopravvento per proteggerci ma, come genitori troppo ansiosi, esagerano un po.

Forse l’esempio migliore è offerto dai Vigili del Fuoco che arrivano prontamente per spegnere un incendio. Se però vi è capitato di vedere una casa dopo il passaggio dei vigili del fuoco fate fatica a decidere se ha fatto più danni l’incendio o i mezzi utilizzati per spegnerlo. In genere è la seconda risposta quella giusta perchè l’obiettivo in quel momento è fermare l’incendio e, secondariamente, salvare la casa.

Le nostre parti reattive sono un po’ come i vigili del fuoco: a volte fanno più danno del problema che vogliono risolvere. Così immaginatevi la situazione: ci sono le nostre parti esiliate che vengono a galla quando si ripresentano situazioni di stress. Le nostre parti reattive che – come i vigili del fuoco – intervengono per spegnere l’incendio e fanno più danni della grandine. Infine ci sono le parti pro-attive che cercano di mettere pace nel guazzabuglio che sta succedendo: non ho mai capito come fanno le persone a dire che la vita è noiosa!

Vista la scenografia che vi ho appena disegnato manca però un personaggio principale: il capocomico, il regista. O, se preferite, il nostro Sè da cui tutte queste parti traggono sicurezza, stabilità, saggezza e compassione. Il nostro Sé è come il tronco di un albero con le radici solidamente piantate nella terra. La pratica fornisce nutrimento alle sue radici. E noi di questo abbiamo bisogno: di solide radici per non scappare di fronte alla nostra vita. O, se preferite, di solide radici perchè le tempeste non ci strappino dal nostro terreno. Infine di solide radici perché scappare non sempre è possibile e raramente è la soluzione giusta.

Un’opera d’arte è una somma di distruzioni. Pablo Picasso

Pratica del giorno: La classe del mattino e la consapevolezza del corpo

© Nicoletta Cinotti 2020 Reparenting ourselves

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