Nella tradizione buddista le qualità di base della nostra mente originaria – qualità che rimangono sempre intatte – hanno però dei nemici.

In genere vengono definiti nemici lontani o nemici vicini. Tendenzialmente i nemici vicini sono qualità simili ma che intossicano. Mentre i nemici lontani sono l’opposto delle qualità della nostra mente originaria.

La compassione è una di queste qualità. La proviamo tutti spontaneamente, per le persone che amiamo. Il loro dolore risuona in noi e diventa nostro.

Possiamo però provarla anche per persone sconosciute. Sappiamo che vedere la sofferenza degli altri attiva, nella nostra mente, gli stessi centri del dolore.

Mentre vedere un volto arrabbiato non attiva i centri della rabbia. Forse perché la rabbia non è una delle qualità della mente originaria. Possiamo arrabbiarci in risposta, perché ci sentiamo minacciati.

Le immagini di questi giorni hanno suscitato sicuramente compassione. E il dolore delle persone, anche se estranee, è diventato anche il nostro dolore. Dobbiamo stare attenti però al nemico vicino della compassione che, stranamente, è proprio il dolore stesso. Infatti, quando diventa soverchiante, non genera più azioni giuste e sconfina nella rabbia, nella vendetta o nella paura. È umano che sia così. Diventa, in questo modo, il nemico lontano della compassione: la crudeltà.

La crudeltà è quell’atteggiamento della mente- cuore che ci fa credere di essere diversi e migliori di altri. Che giustifica quindi qualsiasi efferatezza perché le persone verso le quali le compiamo è come se non fossero altri esseri umani. Credo che i terroristi ragazzi che sono entrati al Bataclan non potessero vedere quei ragazzi che uccidevano come coetanei. Li potevano vedere solo come alieni. Altrimenti la compassione, per se stessi e per loro, li avrebbe sopraffatti. E le armi sarebbero rimaste silenziose.

Così oggi avrei una preghiera, rivolta ai giornalisti, ai vicini di casa, ai politici, ai colleghi, a tutti: facciamo attenzione ad alimentare il dolore. È il mezzo più semplice per nutrire la vendetta.

Il dolore ha una dignità che merita rispetto.

La compassione è un verbo perché porta ad un’azione. Thich Nhat Hanh

Pratica di mindfulness: Self compassion breathing

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©witness 108

 

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