La tendenza a programmare, a progettare è una delle funzioni della nostra mente. Ha un nome: si chiama proprio “funzione esecutiva”. Inizia a sorgere con l’infanzia e il suo sviluppo occupa tutta la nostra adolescenza fino all’età adulta. A circa trent’anni la nostra funzione esecutiva è pienamente matura: è su quella che contiamo per organizzare la nostra vita.

Ha una sua specifica identità e un suo carattere. È quella che ci rende disorganizzati o efficienti. Improvvisatori o programmatori. Sbaglieremmo però se decidessimo che funziona bene solo se siamo programmati. In realtà ho incontrato persone molto efficienti e molto infelici dei loro risultati e persone molto improvvisatrici e molto soddisfatte – a ragione – della loro vita. Non possiamo quindi valutarla sulla base di questo criterio. Più organizzati = più soddisfatti o più maturi.

In realtà io la immagino come un capitano, un comandante che deve gestire un equipaggio. Un buon capitano non è solo quello che porta la nave in porto anche in mari tempestosi. Un buon capitano è quello che sa trasformare il suo equipaggio in un gruppo coeso, che ne sa esprimere la natura, e aiuta a realizzare le migliori qualità di ognuno. Un buon capitano è un uomo che ha una visione, non personale ma condivisa.

Così, quando facciamo i nostri piani per il futuro, perchè non chiederci se, in questo momento siamo dei buoni capitani della nostra vita o degli schiavisti? Se i nostri piani sul futuro esprimono una visione di noi stessi o sono solo un elenco, più o meno lungo, di doveri? Non obbediremo per sempre ad un capitano troppo autoritario ma seguiremo fedelmente un capitano che saprà ispirarci, motivarci, rendere le nostre giornate – anche le più banali – una avventura con un ideale nobile. La nostra vita ha bisogno di un capitano: è per questo che amiamo gli eroi. Perchè sanno essere capitani e sanno contagiare, con la loro visione, gli altri. E il capitano dorme dentro ognuno di noi. Non essere pigro, sveglia il capitano e ascolta la sua visione. Questo è già un modo per mettere le intenzioni sul tuo futuro e renderlo più nobile di un progetto, di una organizzazione.

Fare un passo che è coraggioso, per quanto piccolo, è un modo per portare in superficie i doni che abbiamo ricevuto. David Whyte

Pratica del giorno: Grounding

© Nicoletta Cinotti 2016 Mettere le intenzioni Foto di ©Riccardo Orti

 

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