Hai presente le manifestazioni di piazza che vengono fatte nelle nostre città per manifestare dissenso o ottenere attenzione? In genere vengono organizzate da associazioni di categoria e desiderano portare avanti le ragioni di chi si sente trattato ingiustamente. Bene, anche noi abbiamo dei nuclei interni di protesta che desiderano rivendicare giustizia.

Questi nuclei di protesta si formano quando rabbia e tristezza si legano strettamente tra di loro e non riescono a trovare una via d’uscita. Allora manifestano. In genere quando i nostri nuclei sono attivi scendono in piazza a protestare per quelle che pensano siano delle ingiustizie. Puoi vedere persone accanirsi per una ingiustizia in modo molto significativo. Molto spesso è una protesta generalizzata che nasconde invece una ragione molto più intima e personale.

Così se siamo stati oppressi da un genitore autoritario possiamo diventare paladini delle lotte contro gli autoritarismi. Se siamo stati manipolati da un genitore seduttivo possiamo diventare manifestanti contro le pubblicità ingannevoli. E così via. La nostra ragione intima, personale, diventa una ragione collettiva. È sufficiente?

Molto spesso non lo è. Perchè i nostri dolori chiedono ascolto personale prima di diventare una battaglia pubblica. Quando hanno trovato un ascolto personale, qualcuno che convalida il nostro diritto ad aver provato quello che abbiamo provato, allora le nostre lotte collettive possono diventare efficaci e soddisfacenti. Prima rischiano di essere una sterile occasione di espressione della rabbia che ci rende paladini di una giustizia che noi per primi non siamo in grado di rispettare.

L’altro giorno ho assistito ad una lite tra due persone, una delle quali aveva parcheggiato in seconda fila. Veniva brutalmente aggredita verbalmente da un signore che stava passando da lì. Una violenza che non giustificava la dimensione del reato. Alla fine non ho resistito e ho chiesto all’uomo che veementemente urlava contro il guidatore – che nel frattempo se n’era andato – se aveva bloccato la sua macchina. No, mi ha risposto, è questione di principio. Peccato che il vero principio di quella rabbia – che non era certo la macchina in seconda fila – fosse sconosciuto a questo rigoroso signore.

Per scuotere un cuore che ha sofferto ci vuole il doppio dell’amore che ha perso. Anonimo

Pratica di Mindfulness: Praticare con la rabbia

© Nicoletta Cinotti 2018 Radical Self expression

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