Siamo sempre in processo di cambiamento eppure, anche se lo sappiamo bene da quando siamo nati, il fatto che stiamo cambiando, siamo cambiati, diventa un’evidenza sempre più netta. Potrei pensare che tutto questo dipenda dall’esterno, dalla grandissima lezione – per non chiamarla batosta – che ci sta dando il COVID. Però io passo tanto tempo ad ascoltare le persone e mi accorgo che tutte notano molto di più le piccole cose, i piccoli cambiamenti. Le sfumature delle loro giornate. Come se ogni cosa avesse ripreso un colore più deciso e intenso. Niente è scontato, nemmeno uscire, nemmeno il colore del cielo o il suono degli uccellini scatenati dalla primavera e rassicurati dalla nostra assenza: non siamo più i protagonisti dello spazio.

Mi sono chiesta perché. Ho anche chiesto perché agli altri, come fanno i bambini con quei perché che sembrano koan insolubili. Siamo più vivi, mi ha risposto una persona e un’altra ha aggiunto, perché siamo più consapevoli che la vita è un dono prezioso e vulnerabile, transitorio. Credo che sia vero: perdere – cosa che non piace a nessuno – ci fa un regalo: ci rende più presenti. Nel momento in cui siamo di fronte ad una perdita – personale o collettiva – la nostra risposta involontaria quanto vitale, è la stessa. Usciamo dal torpore nel quale avvolgiamo la nostra vita: torniamo presenti. E quella presenza ha la forza di una attenzione non divisa.

Ieri è iniziata la Via di mezzo, la fase 2 della pratica della mattina. Non sapevo quante persone avrebbero aderito alla mia iniziativa. Chiedo di non registrare la meditazione, di essere lì alle 8, sapendo che non la ritroveranno su nessun canale social. So che chiedo di perdere qualcosa non potendola registrare e che io perdo qualcosa non potendola condividere sui social. Perdo i numeri “gonfiati” delle visualizzazioni, perdo quelle vanity metricis su cui si basa la visibilità social. Eppure questo “perdere” rende la nostra presenza insieme reale come poche volte accade online. Sappiamo che il nostro essere lì, insieme, è davvero autentico e non ripetibile: accettando di perdere la “replicabilità” aggiungiamo presenza al nostro essere lì. O sei presente o non ci sei: proprio come nella vita. Rompiamo l’illusione di poter essere presenti contemporaneamente in ogni luogo. Per anni ho creduto di poter lavorare e di essere, contemporaneamente, presente a casa: oggi so che non è così. Eppure la mia era una fortissima “convinzione telefonica”. Un giorno ero a Roma, per strada, al telefono con mio figlio e parlavamo di cose che sarebbe stato difficile affrontare anche di persona e improvvisamente mi sono detta “questa è una maternità telefonica” e ne ho sentito tutta l’assurdità e la pretesa. Pretendevo di essere a Roma e a Camogli e di fare in modo che le cose a Camogli si svolgessero come dicevo io. Ci ho messo anni a capire quanto era assurda la mia pretesa. O ci sei o non ci sei e questo gap non può essere colmato da nessun device. Il telefono, le mail, il tablet, le videochiamate possono ridurre questa distanza ma se stai facendo un’altra cosa, stai facendo un’altra cosa. Non ci sei: doloroso dirlo ma è così.

Oggi so che quando sono nella stanza in cui lavoro, anche se mio marito è distante pochi metri, non siamo insieme. Io sono con un’altra persona e più sono totalmente con quell’altra persona più sarò in grado, dopo, di essere totalmente con lui. Forse potremmo riassumerlo cosi. Ma questo potremmo dirlo di ogni momento della nostra vita: o siamo presenti o quel momento lo perdiamo. Finisce in un limbo d’esistenza che fa sì che la nostra scorra senza che ce ne accorgiamo. Così la mattina alle 8 siamo presenti, per come possiamo: con la mente che vaga e noi che la riportiamo indietro ma siamo presenti perchè siamo insieme e sappiamo – per reciproco impegno – che quel momento non è replicabile. Ripetibile ma non replicabile.

La vita, con la sua cruda bellezza è davanti a noi, senza inganni.

Apri gli occhi. Svegliati:
il Paradiso sta qui
nella luce effimera.
È (altro non c’è) questa terra: …punto d’incontri,
culla d’assenze.
Il Paradiso sta qui. Apri gli occhi
che aprano le sue porte. Svegliati. Sta qui.
Non è la felicità.
È la presenza. E. Mitre

Pratica del giorno: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2020 La pratica della mattina: la via di mezzo

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