Tanto più il mare è tempestoso tanto più abbiamo bisogno di trovare un punto fermo. Se pensiamo a quello che succede in una tempesta è evidente che il punto fermo non può essere cercato nelle condizioni esterne – troppo mutevoli e intense – sono proprio loro a contribuire alla nostra agitazione. In questi casi la stabilità è necessariamente una condizione interna, quello che Battiato, tanti anni fa, chiamava un “centro di gravità permanente”.

Come fare per trovarlo? La prima cosa è cercarlo non solo quando siamo di fronte a condizioni avverse ma cercarlo anche nei giorni di bonaccia. Questa pratica quotidiana ci renderà più abili quando saremo in difficoltà. La seconda cosa può sembrarci paradossale: stare fermi. Se siamo in difficoltà è facile essere agitati e iniziare a comportarsi in modo convulso e insensato. Questo però rischia di complicare ulteriormente le cose. Quando ci perdiamo stare fermi può essere il modo migliore per trovare la via d’uscita o per essere ritrovati da qualcuno. Il terzo passo è allargare la prospettiva, prendere contatto con il fatto che la tempesta non riguarda solo noi ma riguarda moltissime altre persone che, come noi, sono in alto mare. Sapere che non dipende da un nostro errore ma che è qualcosa che condividiamo abbassa il senso di inadeguatezza.

L’ultimo passo è abbassare l’intensità della sensazione lasciando che si diluisca in uno spazio più ampio del consueto. Lasciare che non sia delimitata in un’area del nostro corpo – per esempio – ma che prenda uno spazio più ampio, in modo da permettere all’intensità di diluirsi. È simile a quello che succede se mettiamo una stessa quantità di sale in un bicchiere o in una pentola o in una vasca: più grande è il contenitore e meno è salata l’acqua.

Fermo in piedi, in silenzio. Gli alberi davanti a te, i cespugli a fianco
non sono perduti. Dovunque tu sia, si chiama «qui»;
devi trattarlo come uno straniero potente,
devi chiedere il permesso di conoscerlo e di lasciarti conoscere.

Il bosco respira. Ascolta. Dà risposte:

« Ho creato questo luogo intorno a te,
se te ne vai puoi tornarci anche solo dicendo ‘qui’».
Non ci sono due rami uguali per il corvo;
per lo scricciolo, non ci son due rami uguali.
Se ti perdi quel che fa per te un albero o un cespuglio
è dirti che non sei perso.
Fermo in piedi, in silenzio. Il bosco
sa dove sei. Devi lasciare che ti trovi. David Wagoner

Pratica del giorno: La classe del mattino

© Nicoletta Cinotti Il protocollo MBCT

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