Ho visto moltissime persone passare tutta la vita a rincorrere i loro sogni e a cercare la loro strada. Dev’essere per questo che i Cammini vanno forte: il Cammino di Santiago, la via Francigena, il Cammino dei briganti, Il Cammino delle Dee, il Cammino di San Francesco…insomma un mondo in cammino con la speranza di trovare la propria strada. Con la convinzione che uno deve avere la propria strada e lottare e perseguire il cammino che porta alla realizzazione dei propri sogni. Quali sogni? I migliori sono quelli dell’adolescenza. Sono liberi e grandiosi quel tanto che basta da farti crescere e ridimensionare a contatto con la realtà. Quelli adulti sono un po’ più pericolosi perché se a quarant’anni molli tutto per realizzare il tuo sogno potrebbe anche essere che semplicemente stai male e cerchi una soluzione al tuo star male.

Comunque per molte persone i sogni segnano la direzione, organizzano i progetti futuri e offrono intuizioni e ispirazioni. Poi negli anni i sogni veri, quelli che stanno in dialogo con la realtà, cambiano e si strutturano, prendono forme diverse e più realistiche. Il problema sono i sogni che rimangono uguali. Sono un problema perché quando un sogno si solidifica non è più un sogno e, gradualmente, diventa un persecutore e uno spauracchio: quello del fallimento.

Quando eravamo adolescenti io e la mia amica del cuore avevamo sogni opposti: io volevo fare la scienziata e lei la mamma. Nessuna delle due ha fatto esattamente quello che sognava ma siamo felci lo stesso perché abbiamo permesso che la vita entrasse in dialogo con il sogno e lo trasformasse. Lei voleva tanti figli. Io volevo il Nobel. Eravamo entrambe esagerate e narcisiste perchè in adolescenza il narcisismo è importante: serve per rafforzare un senso di identità. Il narcisismo diventa un problema quando, con gli anni, diventa rigidità e isolamento, perdita di sensibilità nei confronti dei sogni degli altri e idealizzazione dei propri bisogni e delle proprie necessità. Per misurare il proprio narcisismo basta guardare a quanto soffri per i sogni che non hai realizzato e quanto continuano a perseguitarti. Se soffri molto vuol dire che c’è un po’ di scorza narcisistica da assottigliare. Più è sottile e più si respira.Più è spessa più si rischia la depressione perfezionistica, quella depressione che nasce dal dolore di ciò che non è stato più che dal dolore di quello che è accaduto.  Insomma la storia della ghianda che abbiamo il compito di trasformare in albero può prendere molte direzioni. Guarda verso il cielo perché quella è la direzione della crescita. Se guardi verso terra prende la strada del rimpianto e della tristezza.

Se speriamo di andare da qualche parte o di svilupparci in qualche modo, possiamo solo fare un passo dal punto in cui ci troviamo. Se non sappiamo veramente a che punto siamo… Possiamo solo girare in tondo…Jon Kabat-Zinn

Pratica di mindfulness: Stare

© Nicoletta Cinotti 2021 il protocollo MBCT

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