Parliamo spesso dell’ego ma lo definiamo poco.

Quando il nostro carattere domina le nostre scelte prevale un senso di identità definito. A volte tanto definito da essere limitato. Questa potrebbe essere una prima definizione di ego. Ma cosa significa definito o limitato?

La struttura della nostra personalità costruisce un senso di chi siamo attraverso gusti e preferenze, spinta al cambiamento e senso di continuità rispetto al passato. Progetti verso al futuro che ci orientano nella direzione di crescita. Se il nostro senso di identità diventa troppo dominante rispetto alle nostre scelte, cercando di dare una direzione a ciò che avviene nell’ottica della propria volontà, possiamo trovarci in una situazione troppo limitata. Se avviene solo ciò che vogliamo come facciamo a crescere? In questo caso la nostra volontà rischia di essere espressione solo dei nostri bisogni egoici e l’ego non ha tanto il desiderio di vederci crescere quanto quello di essere visto e ammirato.

Crescere e mostrarsi sono due azioni diverse. Per crescere possiamo camminare come pellegrini; per mostrarci dobbiamo camminare come mannequin. Così il Sè è la radice profonda della nostra identità e l’ego è la sua immagine. Sono connessi tra loro da un legame, a volte sano, a volte di ipercompensazione. L’ego fa di tutto per compensare quello che ritiene deficitario nel nostro Sè. Il Sè rimane integro – e spesso inattivo – a guardare tutto questo movimento. A volte l’ego protesta ed esprime la sua protesta come ansia di cadere. Quando invece la protesta parte dal Sè si esprime come ansia di soffocare.

Alla fine però, la soddisfazione, se non proprio la felicità, non viene dal nostro ego ma da quella luce profonda che brilla dentro di noi. Ed è più pericolosa l’ansia di soffocare che la paura di cadere. Così, ogni tanto, togliamoci le scarpe, buttiamo via i tacchi e camminiamo a piedi nudi!

La paura di cadere è una fase di transizione tra l’impasse di essere sospesi a mezz’aria e la nuova condizione di avere i piedi saldamente piantati per terra. In quest’ultima situazione la paura di cadere non esiste, mentre nel primo caso viene negata attraverso un’illusione. Se si accetta quest’analisi è chiaro che quando comincia ad abbandonare le illusioni e cerca di scendere a terra il paziente deve provare, inevitabilmente, una certa ansia di cadere. Alexander Lowen

Pratica di mindfulness: La consapevolezza del respiro

© Nicoletta Cinotti 2016 Cambiare diventando se stessi

Foto di ©Lulù1973

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