Molti anni fa Don Milani scrisse una bellissima lettera ad una professoressa per invitarla a vedere i suoi studenti con uno sguardo più ampio ed educativo: non solo didattico. Oggi vorrei scrivere anch’io una lettera ad una professoressa e, forse, la vorrei scrivere a tutte le professoresse dei miei pazienti perché, purtroppo, i rapporti tra studenti ed insegnanti sono diventati, negli anni, sempre più difficili.

Inizio da quella più facile. Vorrei scrivere alla mia professoressa dell’esame di maturità. Quella che mi dette il fatidico tre allo scritto di italiano. Vorrei dirle che grazie a quel tre lei è stata per me indimenticabile e che, per non darle ragione, ho scritto per anni malgrado mi fosse difficilissimo. A forza di provare oggi non è più così dura ma mi capita ancora molto spesso di pensarla. Perché nel suo tre c’era qualcosa di profondamente giusto: mi invitava ad essere umile nella scrittura. E qualcosa di profondamente ingiusto: estendeva quel voto alla mia persona. Siamo in tempi di maturità: posso dire che ho finito la riparazione del mio esame di maturità. Cara professoressag razie per avermi dato quella lezione: si ricordi però, da lassù, che i voti si devono dare ai compiti, mai alle persone. A scuola e anche sul lavoro. Perché se lo dai alla persona gli metti un’etichetta che lo definisce e che toglie la speranza in qualcosa di diverso. Se lo dai al compito gli indichi la strada per imparare. Lei ha fatto tutte e due le cose e questo mi ha permesso di imparare; il voto che ha dato a me però ha richiesto un sacco di tempo per essere riparato.

Vorrei anche dire a chi sa sostenendo l’esame di maturità che lo chiamano esame di maturità perché, al di là delle cose che avrai imparato, verrà dichiarato che sei matura per entrare nel mondo dei grandi. Questo esame e questi giorni popoleranno i tuoi sogni negli anni a venire. L’esame di maturità è uno sogni più ricorrenti: mette in gioco chi siamo come persone oltre che quello che sappiamo come studenti.  Non è la conclusione ma l’inizio del percorso in cui potrai dirigere e scegliere il tuo apprendimento e la tua crescita. La libertà dell’università ti permetterà di sognare, immaginare e realizzare il tuo futuro. Scegli la facoltà dei tuoi sogni perché è quella che ti darà lavoro; non farti convincere ad alternative più ragionevoli perchè lo rimpiangerai per tutta la vita.

Ai professori posso dire che i rapporti con la scuola stanno diventando una delle cause di inizio della psicoterapia perchè si crea uno scalino che non sempre è compreso e comprensibile. Voi volete una cosa e per ottenerla fate gli psicologi e non gli insegnanti. Oppure fate strettamente solo la lezione per non sbagliare. Non è una buona idea. I vostri ragazzi cercano finalmente un modello adulto autentico (ce ne sarà uno da qualche parte visto che anche in famiglia scarseggiano…:-). Un modello che sia educativo e didattico, proprio come ai tempi di Don Milani. Non cercano psicologi né a casa né a scuola: cercano persone autentiche e se non le trovano si crea un invischiamento in cui diventano bisognosi e dipendenti e non crescono ma ricattano con il loro malessere. Basterebbe che ognuno facesse il proprio lavoro: gli insegnanti facessero gli insegnanti, i genitori facessero i genitori, gli psicologi facessero gli psicologi. Invece siamo tutti un po’ psicologi, tranne gli psicologi che si mettono a scrivere!

L’arte dello scrivere è la religione. Il desiderio di esprimere il nostro pensiero e di capire il pensiero altrui è l’amore. E il tentativo di esprimere le verità che solo si intuiscono, le fa trovare a noi e agli altri. Per cui essere maestro, essere sacerdote, essere cristiano, essere artista e essere amante e essere amato sono in pratica la stessa cosa. Don Lorenzo Milani

Pratica di mindfulness: Lasciar andare

© Nicoletta Cinotti 2019 Vulnerabili guerrieri

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