La consapevolezza non è una capacità semplicemente cognitiva. Questo fraintendimento nasce probabilmente dal grande valore che diamo all’intelligenza e agli aspetti mentali. Per questo finiamo per ritenere superiore tutto ciò che è cognitivo. E finiamo per assimilare la consapevolezza a qualcosa di mentale.

Un altro dei motivi per cui possiamo ritenerla mentale è perché per molte persone l’apprendimento è un processo privato di qualità emotive. Almeno in teoria. In pratica credo che senza curiosità – che è un’emozione – senza eccitazione per la padronanza che andiamo acquisendo, senza motivazione, nessun apprendimento sia possibile.

Quindi, se guardiamo bene, abbiamo forti sentimenti nei confronti di ciò che studiamo. La matematica o la letteratura le abbiamo amate o detestate sulla base di emozioni che sorgevano spontanee al contatto con la materia. Reagivamo alla difficoltà di comprensione e questo interferiva con l’apprendimento.

Tutto questo è vero anche per la consapevolezza, che ha una qualità di studio e una originalità d’oggetto: noi stessi. La possiamo esercitare solo su di noi e poi, una volta appresa, estenderla anche al mondo sensoriale che ci circonda e usarla per risuonare con gli altri.

Così la difficoltà che incontriamo a praticarla non è vuota o neutrale. Ci dice cosa proviamo per il nostro oggetto di studio, per noi stessi. Se proviamo attrazione e interesse questo risuonerà nella nostra motivazione. Se proviamo distrazione e noia, sarà ugualmente espressa dal nostro modo di praticarla. Che sia bioenergetica o mindfulness, solo un’attenzione affettuosa nei nostri confronti, un senso di calore e spaziosità ci permetterà di sentire la curiosità che ci porta, ogni giorno, di fronte a noi stessi. Per essere consapevoli del nostro panorama interno ed esterno.

E l’infedeltà a noi non è mai pigrizia: a volte è evitamento, a volte è paura, a volte è rabbia. Tutte cose che richiedono una calda compassione.

La qualità di presenza consapevole non è vuota o neutrale. La vera consapevolezza è permeata di calore, compassione e interesse. Christina Feldman citata in Segal, Williams, Teasdale

Pratica di mindfulness: La meditazione della montagna

© Nicoletta Cinotti 2015

Foto di ©h.koppdelaney

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