Uno dei principali obiettivi della psicoterapia corporea e di tutte le psicoterapie esperenziali è il ristabilire una condizione di energia e vitalità attraverso la riduzione dei sintomi e lo sciogliersi di blocchi e tensioni che vengono affrontate nella loro componente corpo-mente. Potremmo anche dire che la psicoterapia corporea ha il compito di riportare la mente al corpo per riportare alla luce il nostro naturale orientamento alla crescita.

Strumento di base è il lavoro sulle emozioni che viene mediato dal lavoro corporeo:ogni emozione infatti sottende un corrispondente correlato corporeo che può facilitare o ostacolare il fluire dell’emozione stessa. Blocchi e tensioni croniche tendono a trattenere il fluire dell’emozione condizionando l’umore oppure diminuendo laconsapevolezza corporea. Le emozioni sono anche un motore privilegiato del cambiamento e quando sono regolate ed elaborateportano ad una trasformazione duratura.

Una delle idee base dell’approccio analitico bioenergetico, derivata dal lavoro di Reich è che ognuno di noi ha dei processi di autoregolazione che esprimono la nostra tendenza naturale per la crescita, l’apprendimento e l’autocorrezione. Tendenze che si realizzano quando le condizioni sono favorevoli. Mentre le tendenze di tipo conservativo, basate sulle resistenze e sui blocchi, a lungo andare svuotano l’energia psichica, le tendenze motivazionali che si realizzano attraverso la crescita autoregolata, sono portatrici di energia e vitalità.

Per attivare queste tendenze autoregolatrici è necessario partire dal lavoro sulle emozioni e sui loro correlati corporei: il lavoro sulle emozioni non solo libera le risorse adattative in esse contenute ma disegna anche il percorso del compito di sviluppo della persona. Un compito di sviluppo che necessita di un percorso individuale e soggettivamente disegnato e che viene consolidato attraverso l’emergere degli affetti positivi che si verifica quando l’esperienza viene esplorata in un contesto relazionale sicuro e supportivo come la psicoterapia.

La trasformazione e il cambiamento

“La trasformazione è essenziale per la nostra natura: nel profondo del nostro cervello, lì per il risveglio e l’attivazione in circostanze favorevoli, si trovano le interconnessioni predisposte al fine dell’autoguarigione e dell’autocorrezione e alla ripresa del percorso di crescita interrotto”(Fosha 2012,25). Questa forza di cambiamento è un movimento autoregolato che spinge alla massima vitalità e autenticità possibile e che ha guidato la nostra crescita. Questo processo ha una controparte motivazionale nella resistenza al cambiamento costituita dalle nostre difese caratteriali. La resistenza guida quei processi che cercano la sicurezza a breve termine mentre la trasformazione implica un rischio a breve termine e un risultato di benessere a medio/lungo termine. Ma non possiamo dimenticare che siamo nati per crescere e cambiare e che nessun processo di sviluppo potrebbe avvenire senza questa forza motivazionale interna: siamo nati per imparare dall’esperienza e gli affetti positivi che emergono in questo processo sono strumenti per consolidare i risultati raggiunti.

Emozioni e cambiamento

Le emozioni, come dice Damasio, sono profondamente legate al cambiamento, sono quegli elementi che parlano di noi e della nostra storia, oltre che del nostro presente. La motivazione è intrinseca all’emozione che ha, dentro di sè, l’impulso all’azione.
L’emozione quindi è il ponte esperenziale tra il problema e la soluzione: se la nostra struttura è organizzata in modo prevalentemente difensivo – o se l’intensità dell’emozione supera la nostra finestra di tolleranza – attiveremo una resistenza che spesso produce l’effetto indesiderato di far permanere più a lungo l’emozione stessa. Se invece il nostro sistema è fluido e relativamente libero da blocchi e contrazioni può aprirsi lo spazio per una risposta riflessiva e per un processo autoregolato di cambiamento, mediato dalle informazioni che la nostra emozione mette a disposizione. Emozioni – perchè non ci sia confusione tra autoregolato e solitudine o ripiegamento solipsistico – che aspettano una convalida e un riconoscimento relazionale per poter essere elaborate pienamente.

A cura di ©Nicoletta Cinotti

Per approfondire si consiglia Fosha, Siegel, Solomon, Attraversare le emozioni, Mimesis Editore

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